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«Restaurare con cura»: agli Angeli Custodi successo per la XXV edizione del festival Don Bosco

Sabato 31 gennaio 2026, il teatro parrocchiale “Madre Teresa di Calcutta” della parrocchia SS. Angeli Custodi ha accolto la XXV edizione del Festival Don Bosco, un traguardo significativo per una manifestazione che da venticinque anni intreccia musica, giovani e comunità in un unico racconto condiviso.

Il tema scelto per questa edizione, «Restaurare con cura», non è rimasto uno slogan, ma ha attraversato l’intera serata come una trama silenziosa e profonda, capace di dare senso alle esibizioni, ai testi, ai gesti scenici e persino ai momenti di pausa. Un tema esigente, che invita a guardare alla musica non solo come performance, ma come atto di responsabilità verso l’altro, gesto educativo e spazio di guarigione.

Il Festival Don Bosco si conferma, ancora una volta, un’opera viva: nel tempo rinnovata, arricchita e preservata con attenzione e amore. In questi venticinque anni si sono alternati voci, volti, generazioni di giovani e adulti, organizzatori e musicisti volontari, che hanno saputo custodire lo spirito originario aprendolo però a linguaggi nuovi e sensibilità contemporanee.

“Restaurare con cura” ha trovato un naturale e forte collegamento con la figura di San Giovanni Bosco, santo dei giovani e artigiano di speranza. Don Bosco non cercava di “aggiustare” rigidamente, ma di restaurare con pazienza, restituendo dignità e futuro a ragazzi segnati dalla povertà, dall’abbandono e dalla fragilità. Così anche il festival, fedele alla sua ispirazione salesiana, si è fatto spazio dove non si giudica il limite, ma si valorizza la potenzialità.

L’apertura affidata al ballo iniziale sulle note di Fix You dei Coldplay ha subito dato il tono emotivo dell’evento: cura, ascolto, riparazione. Le esibizioni musicali ,tra cantanti singoli e gruppi , hanno attraversato generi, epoche e stili, raccontando storie di identità, resilienza, memoria e speranza. Le esibizioni musicali, tra interpreti solisti e gruppi, hanno attraversato generi, epoche e stili diversi, dando vita a racconti di identità, resilienza, memoria e speranza.

Particolarmente significativo il momento dedicato ai giovanissimi, con una scena tematica sulla violenza contro le donne, che ha saputo unire linguaggio artistico e responsabilità educativa, senza retorica ma con chiarezza e rispetto. Anche il monologo “Nuvole bianche”, proposto come lettura che lentamente si dissolve, ha offerto uno spazio di silenzio e riflessione, ricordando che restaurare significa anche saper fermarsi.

Il Festival Don Bosco non sarebbe possibile senza una rete di cura concreta. I ringraziamenti rivolti agli organizzatori, ai volontari, alla comunità parrocchiale, agli enti sostenitori, al presidio sanitario e alla giuria non sono stati una formalità, ma il riconoscimento di uno stile: quello di una comunità che educa insieme. Anche il momento della premiazione, accompagnato da musiche simboliche, ha evitato la logica competitiva fine a sé stessa, per restituire valore all’impegno, al coraggio di esporsi, alla crescita personale. In questo senso, la gara diventa cammino, e il palco luogo di fiducia. E in questo racconto corale non poteva mancare un gesto dal forte valore simbolico: anche i parroci della comunità, don Davide e don Gianni, hanno scelto di mettersi in gioco salendo sul palco con il brano “Che vita meravigliosa”. Non una semplice esibizione, ma una testimonianza concreta di vicinanza e corresponsabilità educativa. La loro presenza ha ricordato che “restaurare con cura” riguarda tutti, pastori e comunità, e che la bellezza della vita – pur attraversata da fatiche, dubbi e fragilità – merita di essere cantata insieme.

Come in ogni gara, anche in questa XXV edizione del Festival Don Bosco il vincitore è stato uno solo, un duo: Antonio Di Gaetano e Alessia Cosentino, che con il brano “L’abitudine” hanno saputo conquistare la giuria e il pubblico, offrendo un’interpretazione intensa, matura e profondamente coerente con il tema della serata. La loro vittoria è il riconoscimento di un talento coltivato con impegno, sensibilità e autenticità, capace di trasformare una canzone in racconto condiviso.

Eppure, nel solco più autentico dello spirito del Festival Don Bosco, questa vittoria non oscura, ma illumina il valore di tutti. Perché se il regolamento prevede un primo posto, l’esperienza vissuta sul palco racconta una verità più grande: qui sono tutti vincitori. Vince chi ha superato la paura di esporsi, chi ha dato voce alla propria storia, chi ha lavorato in gruppo, chi ha accettato i propri limiti trasformandoli in possibilità. Vince chi ha imparato ad ascoltare e a farsi ascoltare, chi ha scoperto che la musica può essere casa, ponte, cura. Accanto a brani celebri e a reinterpretazioni personali, la competizione ha dato spazio anche a due composizioni completamente inedite, a dimostrazione di come la musica, quando è vissuta e interpretata con autenticità, sappia ancora parlare in modo diretto e profondo al cuore.

In questo senso, la competizione si trasforma in cammino educativo: non una corsa per arrivare primi, ma un percorso in cui ciascuno torna a casa con qualcosa in più : consapevolezza, fiducia, relazioni. È questa la vera “abitudine” che il Festival Don Bosco rinnova da venticinque anni: quella di credere nei giovani, di accompagnarli con cura, di ricordare che il successo più grande non è salire sul gradino più alto del podio, ma crescere insieme come comunità che educa e spera.

Un riconoscimento sincero va a tutti i partecipanti, che con coraggio, passione e dedizione hanno dato voce e corpo al tema della serata, e a tutti coloro che hanno lavorato dietro le quinte, spesso nel silenzio ma con competenza e amore. Le luci, il suono, le immagini, l’allestimento scenico e l’organizzazione tecnica hanno contribuito in modo decisivo a dare lustro e valore all’evento, trasformando il teatro in uno spazio accogliente, curato e significativo. È anche grazie a questo lavoro invisibile ma essenziale che il Festival Don Bosco continua a essere non solo uno spettacolo, ma un’esperienza comunitaria che educa, unisce e lascia tracce profonde.

In un tempo segnato da fragilità diffuse, il Festival Don Bosco 2026 ha ricordato che restaurare non significa tornare indietro, ma accompagnare ciò che è fragile verso un futuro possibile. Come ricorda Papa Francesco, siamo chiamati a essere artigiani dell’amore: e questa serata lo ha mostrato con semplicità e verità.

Un anniversario che rilancia una promessa: continuare a restaurare, con cura, le vite affidate alla nostra responsabilità.

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