Il mondo del giornalismo locale è sotto shock per quanto accaduto ieri sera a Barletta, dove, per cause ancora in corso di accertamento, l’autovettura del collega Adriano Antonucci è stata avvolta dalle fiamme nei pressi della sua abitazione. Un episodio grave, che desta forte preoccupazione e che non può essere liquidato come un semplice fatto isolato.
Il contesto in cui l’incendio si inserisce rende l’accaduto ancora più inquietante. Nelle ultime settimane, infatti, la città di Barletta è stata teatro di episodi di intimidazione particolarmente allarmanti, in alcuni casi anche con l’utilizzo di armi. Un clima che contribuisce ad alimentare il sospetto che dietro certi gesti possa celarsi un messaggio di odio e di rifiuto verso chi esercita il diritto di informare.
Il giornalismo, già quotidianamente bersaglio di insulti, delegittimazioni e aggressioni verbali sui social network, continua così a essere esposto anche a forme di violenza concreta. Segnali che trasudano un rigetto a priori della libertà di stampa e del diritto di cronaca, pilastri fondamentali di ogni società democratica.
Ad Adriano Antonucci, firma della Gazzetta del Mezzogiorno e del circuito Viva, va la solidarietà più sincera e convinta di tutta la comunità giornalistica. L’auspicio è che quanto accaduto non intacchi la sua passione, la sua costanza e la dedizione con cui svolge il proprio lavoro ogni giorno, spesso in silenzio e con grandi sacrifici.
Se qualche mese fa, di fronte ad altri attacchi alla libertà di informazione, si diceva “siamo tutti Ranucci”, oggi, scusando la rima ma non il senso profondo, siamo tutti Antonucci. Perché colpire un giornalista significa colpire il diritto di tutti a essere informati.
