L'8 febbraio 2026 segna per Trani una data importante: la facciata restaurata di Palazzo Lodispoto, insieme al suo nuovo sistema di illuminazione artistica, viene riconsegnata alla città. Non si tratta di una semplice inaugurazione, ma di un atto consapevole che ridà alla comunità un pezzo della sua storia, rispettando i principi della conservazione e della continuità culturale.
Nel cuore di Piazza Duomo, la pietra antica di Palazzo Lodispoto ha ritrovato voce. L’intervento rinuncia a soluzioni spettacolari, privilegiando un linguaggio misurato che si confronta in modo coerente con la solennità della Cattedrale romanica. L’intervento, promosso dall’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie tramite l’Ente Chiesa Cattedrale di Maria SS.ma Assunta, è stato realizzato nell’ambito di un bando regionale destinato al restauro conservativo di beni immobili di riconosciuto valore storico e culturale. Il finanziamento pubblico, integrato da un significativo cofinanziamento dell’Arcidiocesi, ha consentito un’operazione di tutela che ha privilegiato la salvaguardia della materia originaria, evitando soluzioni invasive e mantenendo leggibile la stratificazione storica dell’edificio. La qualità dell’intervento è riconducibile in larga misura all’azione coordinata del gruppo di progettazione, affidata all’ingegnere Antonio Di Nunno e all’architetto Michele Venuti, che hanno garantito continuità, controllo e coerenza lungo l’intero percorso operativo, dalla definizione delle soluzioni progettuali fino alla fase esecutiva. A completare il quadro, il ruolo dell’impresa Abbatantuono Arcangelo Costruzioni e Restauri s.r.l., sotto la direzione dell’ingegnere Emanuele Pagone, si è rivelato decisivo per l’elevato livello di specializzazione dimostrato nell’ambito del recupero architettonico di edifici storici.
Il nuovo sistema di illuminazione artistica, concepito, finanziato e realizzato dalla Fondazione S.E.C.A. quale complemento essenziale all'intervento architettonico, è stato calibrato in stretta osservanza dell'equilibrio cromatico che definisce Piazza Duomo, rivelando con misurata intensità la volumetria del Palazzo. Il momento clou della serata è stato l'accensione della nuova illuminazione artistica: l'edificio ha mutato natura, da presenza silenziosa si è trasformato in faro culturale, proiettato verso l'Adriatico. Il progetto luminoso, restituisce al Palazzo una presenza viva offrendo a residenti e visitatori l'opportunità di riscoprirlo da una prospettiva nuova ma rispettosa. Ciò che emerge con forza è il valore di un progetto culturale integrato, in cui il restauro architettonico non è fine a sé stesso, ma parte di una visione più ampia.
L’Arcidiocesi e la Fondazione S.E.C.A. si confermano custodi consapevoli di un patrimonio che non appartiene solo alla storia, ma alla vita contemporanea della città. L’intervento ha restituito centralità alla materia costitutiva dell’edificio, valorizzando le qualità cromatiche e tattili del tufo di tradizione locale. Palazzo Lodispoto è un edificio che continua a parlare alla città, a cambiare con essa, a farsi attraversare. Costruito nella celebre pietra di Trani, si distingue per un equilibrio formale elegante e misurato.
La sua storia è scritta nelle mura. Le vedute realizzate dall’abate Saint-Non tra il 1781 e il 1786 raccontano un Palazzo diverso, più aperto, segnato da arcate poi murate per rispondere alle esigenze abitative di un’altra epoca. Tracce di trasformazioni che non cancellano l’identità dell’edificio, ma la arricchiscono, restituendoci l’immagine di un’architettura in dialogo continuo con il proprio tempo. Oggi quegli stessi spazi ospitano due realtà culturali di grande valore: il Polo Museale Diocesano e il Museo della Macchina per Scrivere, entrambi gestiti dalla Fondazione S.E.C.A.. Luoghi vivi, attraversati da visitatori, studiosi e cittadini, che confermano Palazzo Lodispoto come uno dei principali presìdi culturali di Trani, punto d’incontro tra fede, arte e memoria, dove il passato non è mai distante dal presente.
La serata, prima dell'accensione dell'illuminazione artistica, ha preso avvio con una visita guidata che ha consentito ai numerosi partecipanti di attraversare gli spazi del Polo Museale Diocesano e del Museo della Macchina per Scrivere. Il percorso ha mostrato con chiarezza che Palazzo Lodispoto è uno spazio vivo, segnato da diverse stratificazioni storiche, capace di accogliere e produrre cultura.
A suggellare l'evento, la proiezione de «Il sogno di Francesco» di Renaud Fely, interpretato da Elio Germano, che ha inaugurato un ciclo di appuntamenti concepito in occasione dell'VIII Centenario del Transito del Santo di Assisi. Francesco, profeta di una povertà radicale che si è fatta cura del creato e della bellezza, testimone di un'etica della responsabilità verso le cose e verso gli uomini, portatore di una visione insieme mistica e concretissima del rapporto tra spiritualità e materia, è emerso come figura-chiave per comprendere il senso profondo dell'intervento di restauro. "Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile": queste parole, attribuite a San Francesco, sembrano tracciare il percorso stesso del restauro, dal consolidamento della materia antica fino alla restituzione di una bellezza. Il suo sguardo capace di leggere il sacro nella pietra, nella luce, nella fragilità del costruito è entrato in risonanza diretta con la filosofia conservativa che ha guidato il recupero di Palazzo Lodispoto.








