Al Circolo del cinema Dino Risi di Trani è stato proiettato il documentario «Le mille luci», dedicato a Antonello Falqui, maestro della regia televisiva italiana. Il film, diretto da Fabrizio Corallo, ripercorre la carriera del regista attraverso materiali d’archivio e testimonianze di grandi protagonisti dello spettacolo.
Falqui viene raccontato come un innovatore capace di trasformare profondamente il linguaggio televisivo, ispirandosi al modello americano e contribuendo alla nascita del varietà moderno con programmi storici della Rai. Un percorso che ha segnato intere generazioni di spettatori, imponendo uno stile elegante, ritmato e fortemente riconoscibile.
Nel corso della serata, moderata da Iolanda Peluso, è stato sottolineato anche il valore culturale del documentario, non solo come omaggio a una figura centrale dello spettacolo italiano, ma come strumento di memoria collettiva. Il racconto di Falqui diventa infatti occasione per riflettere sull’evoluzione della televisione, dai grandi varietà del passato fino alle produzioni contemporanee.
Particolare attenzione è stata dedicata anche alle difficoltà produttive incontrate nella realizzazione del film, segno di quanto sia complesso oggi investire in progetti culturali legati alla storia della televisione. Nonostante ciò, l’opera riesce a restituire con efficacia il ritratto di un professionista rigoroso e visionario, capace di coniugare tecnica e creatività.
L’incontro si è concluso con un dibattito aperto al pubblico, che ha evidenziato quanto sia ancora vivo l’interesse per un modo di fare televisione fondato su qualità, ricerca e professionalità. Un messaggio attuale, che richiama l’importanza di preservare e valorizzare il patrimonio artistico e culturale del Paese, guardando al futuro senza dimenticare le proprie radici.
E ancora una volta il tratto distintivo di Corallo emerge con chiarezza: un’ora che scorre velocemente grazie al ritmo del montaggio e alla sapiente scelta di immagini e dichiarazioni. Non c’è una voce narrante tradizionale, ma il filo conduttore si ritrova proprio nella voce di Falqui, che lega l’intero percorso della narrazione televisiva.
Corallo riesce a mantenere sempre alta l’attenzione dello spettatore, lasciando parlare immagini e protagonisti. Ne deriva un duplice risultato: da un lato il racconto di un pezzo irripetibile della storia della televisione italiana, dall’altro la capacità di documentare con chiarezza e passione chi si celava dietro il successo di tanti grandi artisti, Mina su tutti. Senza Antonello Falqui, ciascuno di loro non sarebbe diventato pienamente ciò che è stato.








