«La ricostruzione della scuola Papa Giovanni XXIII, insieme alla messa in sicurezza di tutti i plessi cittadini, deve rappresentare una priorità assoluta per la prossima amministrazione. Le scuole non possono essere considerate semplici capitoli di spesa da rinviare, ma investimenti vitali per il futuro di Trani. Dopo un decennio di centrosinistra, la città attende ancora risposte concrete e l’avvio reale dei lavori per restituire agli studenti una sede dignitosa».
A sollevare il caso è Maria Grazia Cinquepalmi, esponente di Trani 2026, che ripercorre un iter amministrativo lungo e inconcludente iniziato nel 2016. Nonostante un primo intervento di messa in sicurezza da 120.000 euro terminato nel 2017, già nel 2018 sono emerse criticità strutturali gravissime, portando alla chiusura precauzionale del plesso nel marzo 2019.
«Dal 2019 al 2025 si è assistito a un moltiplicarsi di determine, consulenze e indagini diagnostiche che non hanno evitato il declino dell'edificio. Nel complesso, sono stati affidati incarichi per circa 281.000 euro tra studi di fattibilità, verifiche geotecniche e assistenze archeologiche. Paradossalmente, alcune verifiche fondamentali sul terreno sono state richieste solo dopo l’avvio dell’appalto, rendendo necessaria l'ennesima variante a fine 2025».
Questa gestione ha accompagnato il progressivo degrado dell'immobile, culminato nella demolizione della struttura a gennaio 2025. Un percorso che Maria Grazia Cinquepalmi definisce segnato da «trascuratezza e superficialità amministrativa».
Nonostante il contratto d’appalto sia stato firmato nell'agosto 2024 e la demolizione completata all'inizio del 2025, a oggi non è stata ancora posata la prima pietra della nuova scuola. I lavori risultano fermi mentre la scadenza dei fondi legati al Pnrr, fissata per giugno 2026, si fa sempre più vicina.
Il bilancio di questi dieci anni parla di un danno pubblico ed educativo per l’intera comunità. La mancanza di vigilanza e una visione risolutiva hanno trasformato quella che doveva essere una riqualificazione in uno stallo infinito. Per Trani 2026 «è tempo che la responsabilità politica torni al centro per sanare una ferita che colpisce direttamente il diritto allo studio dei giovani tranesi».
