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Non solo il 25 novembre, il teatro come impegno quotidiano contro la violenza «Il filo che ci unisce…»

La rassegna teatrale “Il filo che ci unisce… a teatro”, organizzata dal Centro Antiviolenza SAVE in collaborazione con l’Ambito Territoriale di Trani-Bisceglie, si è confermata un’esperienza culturale intensa e ampiamente partecipata, capace di coniugare intrattenimento, riflessione e sensibilizzazione sociale.

«Questa rassegna – spiegano le promotrici – è nata dalla volontà, come centro antiviolenza e come ambito territoriale, di non limitarci alla sola manifestazione del 25 novembre. Crediamo fortemente che l’attenzione su questi temi debba essere mantenuta viva ogni giorno. Il teatro, secondo noi, è un mezzo potentissimo per esprimere contenuti profondi: per questo, quest’anno, abbiamo organizzato tre spettacoli teatrali, uno quasi al mese».

Tre serate, distribuite tra novembre 2025 e febbraio 2026, hanno visto protagonisti artisti e pubblico, trasformando i palchi di Bisceglie e Trani in autentici spazi di ascolto, confronto e dialogo.

Ad aprire la rassegna è stato “Lo spazio delle donne”, spettacolo di Daniela Baldassarra, andato in scena a Bisceglie. A seguire, “Sola contro la mafia”, ospitato dal Centro Jobel di Trani, interpretato da Arianna Gambaccini e diretto da Vito Dingeo.

L’ultimo appuntamento ha visto protagonista Marco Colonna con un estratto dello spettacolo “Colonn Irritabile” , scritto insieme ad Alessandro Tagliente, messo in scena presso l’Auditorium del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, a Bisceglie.

Prima dello spettacolo dell’artista tranese, il pubblico è stato introdotto da un momento di forte intensità emotiva: la lettura di una lettera scritta da una donna che ha vissuto sulla propria pelle anni di violenza. Il testo, carico di dolore ma anche di consapevolezza, è stato interpretato dall’attrice Federica Morelli dell’associazione «Inarteatro», realtà culturale di Trani diretta da Pierluigi Corallo.

«Ho subito violenza fisica e psicologica per quarant’anni. Ho rischiato la vita per mano di un uomo che mi considerava un suo possesso. Le conseguenze di tutto questo restano profonde dentro di me, lasciano segni che il tempo non cancella facilmente. Chi esercita violenza non conosce l’amore: conosce solo il proprio ego e un bisogno ossessivo di controllo». Parole dure, essenziali, che raccontano una storia di dolore ma anche di consapevolezza. Una testimonianza che, pur nell’anonimato scelto per protezione, ha dato voce a tante donne, trasformando l’esperienza personale in un messaggio collettivo di denuncia e responsabilità.

Il cambiamento culturale di cui c’è urgente bisogno passa anche, e soprattutto, dal coinvolgimento degli uomini: dalla loro responsabilità, dalla loro presa di coscienza e dalla loro voce. In questa direzione si muove lo spettacolo di Marco Colonna, che affronta in modo diretto e personale il rapporto dell’uomo con le donne.

«Sentivo l’esigenza di scrivere qualcosa di importante – ha spiegato l’artista – un punto di partenza che fosse la donna. Tutto esiste grazie alla donna: è un concetto semplice, eppure spesso non arriva».

Da qui la scelta di utilizzare il linguaggio che meglio gli appartiene, la comicità intrecciata all’introspezione, come strumento per comunicare e far riflettere. «Ho provato, attraverso quello che so fare, a dire la mia. Non a caso l’ultimo pezzo dello spettacolo non è recitato: non ci sono dialoghi, non ci sono parole. C’è solo attenzione».

Un’immagine forte, quella immaginata da Colonna, di una donna vittima di violenza che avrebbe potuto essere un’attrice, una professionista, una persona con un futuro, e che invece ha dovuto interrompere il proprio percorso a causa dell’incontro con un uomo violento. Una riflessione che diventa denuncia e invito all’azione.

«Se questo pezzo è servito – ha concluso una delle promotrici dell’iniziativa-  uscite e parlatene. Parlatene a casa, nelle scuole, nelle parrocchie, per strada, nei bar. Fatelo, perché è necessario. Altrimenti non possiamo aiutare nessuno. Voi siete il primo contatto, poi c’è tutto il resto».

Un messaggio che si lega al lavoro quotidiano dal Centro Antiviolenza SAVE, fatto anche di formazione continua, studio e aggiornamento professionale, per acquisire strumenti sempre più adeguati e riuscire ad arrivare davvero al cuore di ogni donna che chiede aiuto.


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