Ci sono spettacoli che non si limitano a raccontare un artista, ma ne interrogano l’eredità, ne mettono alla prova l’urgenza nel presente. «E cantava le canzoni. L’Arte è la vita di Rino Gaetano», andato in scena al Polo Museale di Trani, Fondazione S.E.C.A., appartiene senza esitazioni a questa categoria. Non un omaggio, non una commemorazione, bensì un attraversamento: umano, politico, poetico.
Al centro della scena non c’è l’icona di Rino Gaetano, ma la sua contraddizione vitale. Ed è qui che l’interpretazione di Alessio Vassallo si impone con una misura rara. L’artista sceglie consapevolmente di evitare la trappola dell’imitazione, per lavorare invece su una presenza scarnificata, essenziale, attraversata da ironia e ferita. Ne emerge un Gaetano spogliato della maschera, restituito nella sua inquietudine più profonda: quella di un artista che ha saputo ridere del potere senza mai smettere di denunciarlo.
La regia e la drammaturgia di Alessandra Pizzi costruiscono un impianto narrativo sobrio e rigoroso, dove ogni parola sembra pesata, necessaria. Il testo non indulge mai nella nostalgia, ma dialoga costantemente con il presente, facendo emergere la sorprendente attualità delle tematiche «Gaetaniane»: l’ipocrisia del linguaggio politico, l’alienazione sociale, il coraggio della disobbedienza intellettuale. La musica dal vivo, affidata alla sapiente arte di Lorenzo Mancarella.
La scelta del Polo Museale di Trani – Fondazione S.E.C.A. come spazio performativo amplifica il senso dell’operazione: un luogo di memoria che accoglie un racconto sulla necessità dell’arte come atto civile. Non è un dettaglio marginale, soprattutto alla luce delle parole pronunciate in chiusura dallo stesso Vassallo, che ha espresso il proprio rammarico per l’assenza di un teatro e di un cinema in città. Un’affermazione che suona meno come una constatazione e più come una chiamata alla responsabilità culturale.
Il pubblico, partecipe e mai passivo, ha riconosciuto in questo lavoro non la celebrazione di un mito, ma la riattivazione di una coscienza. Ed è forse questo il risultato più significativo dello spettacolo: dimostrare che Rino Gaetano non è un autore da archiviare nella storia della canzone italiana, ma una voce ancora capace di disturbare, interrogare, mettere in crisi.
E cantava le canzoni – L’Arte è la Vita di Rino Gaetano conferma come il teatro, quando incontra la musica con intelligenza e rigore, possa ancora essere uno spazio necessario di pensiero. Non per consolare, ma per ricordarci che l’arte, quando è autentica, non intrattiene: resiste.
La Fondazione S.E.C.A. dunque ne condivide e ne amplifica la visione. La scelta di inserire questa produzione all’interno della propria programmazione non risponde a logiche di richiamo facile, bensì a un progetto culturale strutturato, che concepisce il museo come spazio vivo, attraversabile, aperto al dialogo tra linguaggi e generazioni. La Fondazione S.E.C.A., scegliendo di sostenere e accogliere un progetto di tale densità, conferma il proprio ruolo di motore culturale.





