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Referendum giustizia, Marchio (Fdi Trani): «Sì, per il bene dei cittadini»

In vista del prossimo referendum sulla riforma della Magistratura, l’avv. Giovanni Marchio, componente del direttivo di Fratelli d’Italia Trani, interviene nel dibattito pubblico per illustrare in modo approfondito le ragioni del voto favorevole, definendo l’appuntamento referendario “un momento di fondamentale importanza per il futuro del sistema giudiziario italiano”.

Secondo Marchio, l’obiettivo primario della riforma è rafforzare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura, migliorandone al contempo la percezione e l’efficacia agli occhi dei cittadini. Le ragioni del “Sì” affondano nei principi di trasparenza, legittimazione democratica e nella necessità di superare criticità emerse nel corso degli anni.

La figura del giudice – sottolinea – data la delicatezza del ruolo che ricopre, non deve solo essere intrinsecamente terza e imparziale, ma deve anche apparire tale. Questa estetica della giurisdizione è cruciale per la fiducia dei cittadini, che affidano al giudice la propria vita, la libertà e i diritti. La terzietà percepita non è un dettaglio secondario, ma una condizione essenziale per la legittimazione democratica del sistemagiudiziario”.

La riforma proposta mira a distinguere in modo netto i ruoli di chi accusa e di chi giudica, separando le carriere del Pubblico Ministero e del Giudice. Tale distinzione è intesa a rafforzare l’indipendenza di entrambi, garantendo che il giudicante sia percepito come totalmente estraneo alla fase accusatoria e che il requirente operi con la necessaria autonomia, senza condizionamenti legati a eventuali future transizioni di ruolo.

Marchio richiama inoltre le criticità emerse nella recente storia della magistratura italiana, in particolare la vicenda Palamara, che ha evidenziato le profonde distorsioni prodotte dal sistema correntizio interno. “Tali dinamiche – afferma – hanno minato la credibilità e la fiducia nell’istituzione giudiziaria. La riforma rappresenta un’opportunità concreta per affrontare queste criticità e ripristinare piena integrità e autorevolezza della giurisdizione. È un punto di partenza imprescindibile per un rinnovamento serio e responsabile”.

L’esponente di Fratelli d’Italia respinge inoltre le accuse secondo cui la riforma metterebbe a rischio l’autonomia della magistratura. “Il testo proposto afferma esattamente il contrario. Il nuovo articolo 104 della Costituzione ribadisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. La novità consiste nella distinzione interna tra carriera giudicante e carriera requirente, con l’istituzione di due Consigli Superiori distinti, entrambi presieduti dal Presidente della Repubblica. Una formulazione difficilmente equivocabile, che consolida – anziché indebolire – il principio di indipendenza”.

Altro punto oggetto di dibattito riguarda il rapporto tra magistratura e polizia giudiziaria. Marchio chiarisce che l’articolo 109 della Costituzione, che stabilisce che l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria, non è oggetto di modifica nella proposta di riforma. “Il rapporto funzionale rimane invariato – precisa – e risultano pertanto infondate le preoccupazioni circa un presunto controllo esecutivo o una subordinazione al potere politico”.

Quanto alle critiche che evocano il rischio di un “pubblico ministero super-poliziotto” o, al contrario, di un “pubblico ministero addomesticato dal Governo”, Marchio le definisce tesi tra loro contraddittorie e prive di reali argomenti. La riforma non modifica l’articolo 358 del codice di procedura penale, che impone al Pubblico Ministero di svolgere accertamenti anche a favore della persona sottoposta alle indagini. “Il PM – evidenzia – resta soggetto alle garanzie dello Stato di diritto e al controllo del giudice”.

È difficile sostenere contemporaneamente – aggiunge – che il nuovo assetto renderebbe la giustizia più indulgente verso chi viola la legge e, allo stesso tempo, più aggressiva nei confronti dell’imputato. La riforma non è concepita per indebolire la giustizia, ma per rafforzare la distinzione dei ruoli e, di conseguenza, la trasparenza e l’imparzialità del processo”.

Marchio evidenzia inoltre come numerosi magistrati di riconosciuta autorevolezza abbiano espresso sostegno al “Sì”, non per spirito di contrapposizione, ma perché riconoscono nella riforma uno strumento di rafforzamento della giurisdizione. “Non è una riforma contro la magistratura – conclude – ma per rafforzarne indipendenza, credibilità e fiducia sociale”.

La riforma della Magistratura non rappresenta un rischio per la giustizia, bensì un’opportunità per renderla più credibile, trasparente e forte agli occhi dei cittadini. Un tema di rango costituzionale richiede un confronto sereno, fondato su coerenza logica, equilibrio e senso delle istituzioni. Le riforme si giudicano sui testi e sugli effetti reali, non su slogan o semplificazioni. È su questo terreno che si misura la qualità di una democrazia e la responsabilità di chi è chiamato a decidere”.


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