Ci sono ferite che una città porta sul volto e che, con il passare del tempo, da emergenze diventano abitudine. Trani ne ha almeno due nel suo cuore più visibile, a pochi passi l'una dall'altra, che aspettano ancora una risposta.
Era il 19 novembre 2024 quando la storica lapide sulla facciata di Palazzo Cotugno, al civico 237 di via Mario Pagano, cadde e andò in frantumi. La lastra commemorativa ricordava Raffaele Cotugno, che nel 1893 ospitò in quell'edificio il patriota e poeta Felice Cavallotti, di passaggio a Trani per un'udienza presso la Corte d'Appello in una causa intentata per diffamazione a mezzo stampa. In occasione di quella visita, al teatro comunale fu rappresentata una commedia dello stesso Cavallotti, intitolata Agato De Mon. La lapide ne perpetuava il ricordo sulla pietra.
Da quel giorno sono trascorsi quasi sedici mesi. I frammenti giacciono in qualche stanza comunale, in attesa di un restauro che, sulla carta, non sarebbe impossibile. Nel frattempo, sulla facciata di Palazzo Cotugno rimane il medaglione che accompagnava la lapide: ancora al suo posto, ma potenzialmente a rischio di distacco con il trascorrere del tempo. E il fondo dove la lapide era incassata è rimasto lì, aperto, a deturpare visivamente una delle strade più rappresentative del centro storico. Un disagio che potrebbe essere almeno temporaneamente attenuato, coprendo o ripristinando provvisoriamente quella superficie in attesa del restauro definitivo. Nessuno, però, sembra averci pensato.
Il 10 gennaio 2026 la palma che si trovava davanti alla chiesa di San Francesco cadde. Solo per un caso fortuito non vi furono vittime. A due mesi di distanza, la piazza — una delle più centrali di Trani insieme a quella della Repubblica — mostra ancora i segni di quell'episodio: l'alloggiamento rimasto vuoto dopo la rimozione del tronco, senza che nessuno abbia pensato di collocarvi anche solo qualche elemento ornamentale o qualche fiore nell'attesa di piantarvi un nuovo albero. E il cordolo del marciapiede sul quale il tronco si abbatté risulta ancora rotto, in marmo, a testimoniare un intervento di messa in sicurezza che si è fermato alla sola rimozione dell'ingombro immediato.
Messe insieme, le due vicende raccontano qualcosa di più di due episodi di mancata manutenzione. Raccontano di una città che tende a intervenire sull'emergenza del momento — raccogliere i frammenti, rimuovere il tronco caduto — e poi lascia che il tempo faccia il resto, trasformando le ferite aperte in scenari ordinari ai quali ci si abitua senza accorgersene. Tragedie sfiorate, come quella della palma, e memorie storiche spezzate, come quella della lapide di Palazzo Cotugno, finiscono per condividere la stessa sorte: il dimenticatoio. In attesa di un intervento che non arriva, mentre la piazza più centrale di Trani continua a mostrare le proprie cicatrici a chiunque passi.



