Il panorama politico tranese appare sempre più frammentato e le recenti dichiarazioni di Giovanni Di Leo, ex commissario della Lega, segnano una distanza ormai profonda dal partito e dalle ultime scelte della coalizione di centrodestra. Al centro della contesa c'è la convergenza dello schieramento su Angelo Guarriello, una figura verso la quale Di Leo aveva già espresso riserve politiche e che oggi diventa il catalizzatore di un malumore più ampio.
Secondo l'ex commissario, il quadro politico locale è attraversato da una dicotomia netta. Da una parte emerge l'auspicio di un «pragmatismo concreto, orientato ai risultati e guidato da donne e uomini di buona volontà»; dall'altra si registra la chiusura di alcuni partiti, definiti «pervasi da un eccessivo personalismo e non più da valori ideologici».
Il punto di rottura principale riguarda il metodo che ha portato all'individuazione del candidato sindaco. Di Leo non fa mistero della sua «insoddisfazione sulla metodologia di individuazione del candidato della coalizione del centrodestra», che a suo dire «non ha tenuto in considerazione tutte le forze politiche dello schieramento in modo perequativo». Quella che viene descritta è una vera e propria mancanza di rispetto politico, aggravata dal tentativo di ribaltare le responsabilità.
«Oggi si vorrebbe non solo negare questa mancanza di rispetto politico, ma anche imputare responsabilità a causa di presunta volontà di imporre un proprio candidato. Nulla di più falso!», spiega Di Leo, aggiungendo che proprio questa ricerca di un «capro espiatorio» lo spinge a operare una «profonda riflessione» sul proprio futuro.
L'esponente della Lega, forse ancora per poco, guarda ora oltre i confini tradizionali dei partiti, suggerendo la necessità di un «superamento delle barriere ideologiche a favore di una adesione ad un progetto reale e sostenibile per la città», un percorso nel quale Di Leo intende fornire un «fattivo contributo», svincolato da logiche di appartenenza che sembrano non rispecchiare più le esigenze del territorio.
