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La giurista che sfidò il suo tempo: Giustina Rocca rivive al Mimesis grazie alla penna di Stefania De Toma

Esistono figure storiche che la memoria collettiva ha deciso di tramandare. Sono donne e uomini che si sono distinti per competenza, coraggio e straordinarietà. Dalle radici della città di Trani emerge una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia: Giustina Rocca, giurista tranese del XV secolo, lei è una di queste storie.

Eppure Giustina non era una donna qualunque. Trani la conosce, la custodisce nelle sue memorie più intime, eppure per lungo tempo non l'ha restituita alla coscienza collettiva che le sarebbe spettata di diritto. Oggi, però, la giurista tranese risplende di nuova luce, grazie all'impegno tenace di quanti hanno voluto rendere a questa donna straordinaria il lustro che merita. Tra questi, con particolare dedizione e slancio creativo, Stefania De Toma.

S’intitola «Cercando Giustina», la pièce che ha animato il Teatro Mimesis di Trani, giovedì in prima, questo venerdì in replica;  molto più di uno spettacolo teatrale:esso è un atto d'amore verso una figura storica, un gesto di giustizia compiuto con gli strumenti dell'arte teatrale, una restituzione. De Toma non si limita a raccontare Giustina: la cerca e le dà voce.

Lo spettacolo si snoda attraverso un doppio registro drammaturgico di notevole audacia. Il primo, immaginifico e beffardo, prende forma attraverso un incontro sorprendente tra William Shakespeare, interpretato con magistrale intensità da Elvira Ferrante, e un mercante tranese, cui Gianni De Iuliis, alla sua prima apparizione sul palcoscenico, presta voce e presenza con convincente naturalezza. È quest'ultimo a descrivere al Bardo, con profondo amore, la bellezza della sua città e la figura femminile più straordinaria che essa abbia mai espresso: colei che aveva saputo fare del diritto non soltanto una professione, ma una vocazione, una forma luminosa di presenza nel mondo : Giustina Rocca , e a darle corpo, anima e voce è Stefania De Toma stessa, autrice che sceglie di abitare la propria creatura dall'interno, con quella rara interpretazione che trasforma la scena in qualcosa di profondamente personale e necessario.

Rocca era, infatti, molto più di una giurista. Era una donna di cultura, una divulgatrice, una studiosa che aveva scelto di scrivere in volgare per rendere il sapere accessibile a tutti, non soltanto ai dotti. In un'epoca in cui il diritto era territorio esclusivamente maschile, ella non si limitò a varcare quella soglia: la ridisegnò, lasciando tracce così nitide e autorevoli da giungere fino a noi attraverso sei secoli di storia. William Shakespeare se ne innamora perdutamente.

Il Bardo scopre, con l'aiuto del suo fedele amico , interpretato da Antonio Conversano, che della pièce è anche il regista,  che la donna di cui si è perdutamente invaghito è vissuta un secolo prima di lui;  che tra loro non vi è distanza di miglia, ma di tempo, e che il tempo è la sola distanza che nessun amore, per quanto sincero e puro, può colmare con i mezzi ordinari. Eppure Shakespeare non si arrende: sceglie di dare a quell'amore la sola forma di eternità che conosce, quella della parola scritta. È così che prende corpo l'ipotesi affascinante al cuore della pièce che Giustina Rocca abbia ispirato il personaggio di Porzia ne «Il Mercante di Venezia»: un tributo silenzioso e immortale, il modo in cui un uomo di teatro ha scelto di amare una donna che non avrebbe mai potuto incontrare, restituendola al mondo sotto le vesti di uno dei personaggi femminili più memorabili della letteratura universale.

Siamo nell'8 aprile 1500. Giustina Rocca è seduta come arbitra, e sta per pronunciare la sua sentenza. Le sue parole ricostruite da De Toma con grande cura e rispetto per la storia arrivano chiare, ferme, giuste, esse risuonano con quella autorevolezza silenziosa che appartiene alle figure capaci di attraversare i secoli intatte. Non c'è bisogno di alzare la voce per farsi rispettare. C'è semplicemente la forza di chi sa quello che fa, e lo fa bene.

L’opera di Stefania De Toma si configura come un esempio virtuoso di teatro civile e storico “Cercando Giustina” va oltre la semplice narrazione biografica: restituisce voce a una donna che, nel contesto maschile e patriarcale del XV secolo, seppe affermarsi nel diritto, contribuendo a ridefinire il ruolo femminile nella storia della giurisprudenza.  Vale la pena ricordare che la fama di Giustina Rocca non è confinata alle memorie cittadine di Trani: la sua figura ha conquistato la torre più alta del complesso della Corte di Giustizia dell'Unione Europea a Lussemburgo, che porta il suo nome. Questo riconoscimento simbolico di portata continentale trova nella rappresentazione teatrale di De Toma una suggestiva prosecuzione narrativa, quasi una restituzione poetica di ciò che la storia aveva lasciato in sospeso, infondo come citato in serata « Lo scopo dell'arte è quello di dare forma alla vita».


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