Bisogna aspettare oltre la mezzanotte di ieri per sentire nominare Trani a Porta a Porta. Il servizio era annunciato: l'inviata della trasmissione di Bruno Vespa era venuta in città per incontrare tre ex sindaci, tutti a vario titolo coinvolti in vicende giudiziarie conclusesi con proscioglimenti o assoluzioni.
Il contesto è quello del referendum sulla giustizia, nell'ambito del quale la trasmissione sta costruendo un percorso di approfondimento. Il pezzo, però, non ha generato alcun dibattito in studio. Terminato il servizio, Vespa è passato immediatamente alla consueta carrellata di sondaggi sull'andamento del sì e del no e sugli orientamenti di voto degli italiani. L'orologio segnava le 00.28. A ciascuno spettava il compito di trarre le proprie conclusioni. Gli spunti, in ogni caso, non mancavano.
LA SEQUENZA
Ciò che è accaduto a Trani nel corso di tre decenni è difficile da trovare altrove: tre sindaci, in momenti diversi, finiti sotto inchiesta con accuse gravi mentre ricoprivano o avevano appena ricoperto la carica di primo cittadino. Tre procedimenti lunghi e gravosi. Tre esiti che, nelle forme diverse del proscioglimento e dell'assoluzione, hanno sancito l'infondatezza delle accuse originarie. A rendere la vicenda ancora più pesante è il fatto che alcuni dei magistrati titolari di quelle indagini sono stati successivamente condannati per metodi violenti nell'acquisizione delle testimonianze e per falsificazione di verbali, oltre a ricevere sanzioni disciplinari dal Consiglio Superiore della Magistratura.
IL 1993
Il primo episodio risale al 1993, quando l'allora sindaco Giuseppe Di Marzio fu arrestato con accuse di corruzione e concussione e rimase in detenzione per quarantacinque giorni. Il procedimento non portò a condanne definitive per le accuse originarie. Di Marzio ha raccontato pubblicamente di aver subito pressioni durante la detenzione finalizzate a ottenere dichiarazioni, un racconto che si inserisce nel quadro più ampio delle successive condanne a carico di alcuni dei magistrati che avevano condotto quelle indagini.
IL 2014
Vent'anni dopo, nel 2014, tocca a Luigi Riserbato, sindaco in carica. Gli arresti domiciliari durano quarantacinque giorni, come nel caso Di Marzio, ma le accuse sono ancora più pesanti e comprendono l'associazione a delinquere. Dopo anni di processo, le contestazioni si rivelano infondate. Nel corso del procedimento emergono inoltre irregolarità nelle indagini: testimonianze verbalizzate in modo difforme rispetto alle dichiarazioni effettivamente rese dagli auditi, una circostanza che getta una luce inquietante sull'impianto accusatorio iniziale.
TARANTINI X 2
Il terzo caso riguarda Giuseppe Tarantini, imputato per concussione e poi prosciolto. In questo procedimento la Corte di Cassazione è arrivata ad affermare che il processo non sarebbe mai dovuto cominciare. Un secondo procedimento a carico dell'ex sindaco, per disastro ambientale, si è concluso anch'esso con il proscioglimento. Due processi, due esiti identici, e una valutazione della Suprema Corte che va oltre la semplice assoluzione nel merito.
LA CORNICE
Il servizio di Porta a Porta, più completo di informazioni del recente dibattito da Porro su Rete4, si inserisce in un percorso editoriale legato al referendum sulla giustizia, uno strumento con cui gli italiani saranno chiamati a esprimersi su alcune delle norme più controverse del sistema giudiziario, dalla separazione delle carriere alla responsabilità civile dei magistrati. Il caso tranese, con la sua sequenza di arresti eccellenti seguiti da assoluzioni e con le condanne successive ai magistrati che avevano condotto alcune di quelle indagini, avrebbe potuto alimentare un confronto approfondito in studio. Così non è stato. La scelta di Vespa di passare subito ai sondaggi ha lasciato il servizio sospeso, senza commento né contraddittorio, affidando all'osservatore il compito di collegare i fatti alla posta in gioco del voto referendario.
Resta impressa la frase finale di Riserbato: «Quel magistrato (Michele Ruggiero, ndr) non va più bene per indagare, ma ancora oggi va benisismo per giudicare».
