Si è svolta questa mattina l'iniziativa di Fiab Trani «Mo' pedala», guidata dal presidente Nico Caputo: un percorso simbolico tra i luoghi legati alle figure femminili della città. Tra i nomi ricordati spicca quello di Giustina Rocca, una delle prime avvocate della storia, nativa di Trani.
Il percorso si è snodato nel centro storico, toccando diversi punti di interesse collegati a donne che, in epoche diverse, hanno lasciato un segno nella vita sociale e culturale della città.
«Gireremo nel centro storico di Trani, principalmente nei luoghi legati in qualche maniera alle donne che hanno fatto la storia della città - ha spiegato il presidente Caputo - penso ad esempio a Giustina Rocca, una delle prime avvocate della storia, ma durante il percorso scopriremo anche altre curiosità e figure meno conosciute».
La maratona dell'8 marzo vuole essere soprattutto un momento di riflessione e di valorizzazione del ruolo delle donne nella società. Un impegno che, come sottolinea Caputo, non dovrebbe limitarsi a una sola giornata.
«Il valore è sempre simbolico - prosegue - perché la valorizzazione della donna non deve essere solo l'8 marzo, ma ogni giorno. Altrimenti rischia di restare solo un'apparenza».
Alla domanda su chi vorrebbe dedicare idealmente la maratona, una delle partecipanti non indica un nome solo, ma rivolge il pensiero a tutte le vittime di violenza: «La dedicherei a tutte le donne che hanno subito violenza e che purtroppo non sono più con noi. Forse aspettano ancora qualcosa di più dalla società».
In questo senso la maratona assume anche il significato di una presenza simbolica nello spazio pubblico: una sorta di vittoria silenziosa. «Sì, è come dire: noi ci siamo. Camminiamo per Trani, ci facciamo notare» sottolinea la partecipante, aggiungendo però che l'iniziativa non riguarda solo le donne. «Ci sono anche uomini che partecipano e condividono questi valori. Non siamo sole: ci sono persone che rispettano le donne e ci accompagnano in queste scelte».
Anche il presidente Caputo evidenzia l'importanza del ruolo maschile nella promozione della parità di genere: «È bene che esistano uomini femministi. Molti hanno paura di dirlo perché nel gergo comune sembra significare essere deboli, ma non è così. Essere femministi vuol dire rispettare la donna in tutte le sue forme e volere gli stessi diritti e la stessa parità».
L'associazione guarda già a nuove iniziative, con una forte dimensione sociale e inclusiva. Tra i progetti futuri c'è l'idea di organizzare corsi di bicicletta dedicati a chi non ha mai imparato ad andare sulle due ruote. «Mi piacerebbe organizzare presto anche un corso per chi vuole imparare, magari rivolto alle donne. Penso anche alle donne di religione musulmana, che possono avere più difficoltà a inserirsi nel nostro contesto: la bicicletta potrebbe essere un ottimo strumento di inclusione».
Un modo semplice, dunque, per unire sport, memoria e partecipazione, pedalando insieme tra le strade della città e riscoprendo storie spesso poco conosciute.
A cura di Grazia Corraro



