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Giustizia, De Simone oltre il referendum: «Chi sbaglia, paghi anche patrimonialmente»

Anno nuovo, Giustizia nuova?
La storia più recente ci conferma che buona parte della magistratura non digerisce la riforma approvata dal Parlamento ed è ora attivamente impegnata, quasi fosse un soggetto politico, nella campagna referendaria per sostenere il NO alla riforma, talvolta anche con argomentazioni demagogiche e poco credibili.
In fin dei conti però non si tratta di una vera e seria riforma della Giustizia, in quanto nella realtà nulla o quasi cambierà per il cittadino, in termini di efficienza degli uffici giudiziari e di tempi di definizione dei processi (i famigerati rinvii).
 L'italiano consultato per il quesito referendario si chiederà quali benefici otterrà nel quotidiano dall’esito della consultazione.
Non è azzardato affermare infatti che la cosiddetta separazione delle toghe sarà più nominale che effettiva (ruoli e funzioni contrapposte, con maggiore efficienza di sistema).
Servirà ben altro per arrivare ad una vera distinzione di ruoli e per strutturare un vero processo accusatorio, come lo volevano il Prof. Giuliano Vassalli e molti altri insigni studiosi del processo penale ed illustri costituenti.
Servirà ben altro per realizzare un efficiente e celere sistema giudiziario, con concreti e cospicui vantaggi per i cittadini, sia per la giustizia penale che per quella civile.
In conclusione, si afferma che è il primo passo per attuare una seria riforma del Codice penale.
Ritengo di poter affermare che, qualora il Governo non attui anche le altre riforme necessarie a garantire che il cittadino sia indagato da un Pubblico Ministero e giudicato da un GIP realmente indipendente, con il quale non vi sia alcuna relazione di appartenenza, di amicizia o di corrente, la riforma rischierà di rimanere priva di reale efficacia. Non può bastare che il PM stia al primo piano e il GIP al secondo: deve esistere una vera separazione e autonomia tra chi indaga e chi giudica. In mancanza di ciò, la riforma inciderà ben poco sull’attuale funzionamento del servizio pubblico della giustizia e sugli attuali equilibri di potere.
Avremo 2 CSM ed una Alta Corte di disciplina.
Ma i meccanismi di funzionamento riusciranno ad evitare la degenerazione correntizia a cui tutti hanno assistito (l’Hotel Champagne era la dépendance del CSM in cui si consumavano le lottizzazioni degli incarichi direttivi)?
Intanto, è giusto ricordare quanti errori giudiziari sono stati perpetrati in danno di cittadini inermi da magistrati che spesso non hanno subito sanzioni.
Ne scrivo una cognizione di causa, avendo subito sulla mia pelle le conseguenze nefaste della istituzionale contiguità tra un PM e un GIP, uno segretario dell’ANM e l’altro da quest’ultimo cooptato nella segreteria, entrambi in servizio (ora non più) presso il Tribunale di Trani.
Mi chiedo allora se, in un differente quadro ordinamentale, quel GIP avrebbe accolto la richiesta di rinvio a giudizio formulata da quel PM, visto l’esito catastrofico del processo che ne è seguito ed i costi complessivi del procedimento.
A nessuno ovviamente interessa la sofferenza patita da me e dalla mia famiglia.
Come pure, a nessuno della casta importa che un processo venga più volte rinviato e portato per le lunghe provocando patimenti morali e danni economici a volte irreparabili, spesso senza valide ragioni o serie esigenze processuali.
Si sappia che c’è chi muore fisicamente o moralmente per denegata giustizia o per conclamata ingiustizia!
Per efficientare la Giustizia occorre introdurre nel nostro ordinamento anche il principio della responsabilità patrimoniale personale dei magistrati che sbagliano o ritardano doverosi adempimenti con leggerezza o malanimo.
Linus van Pelt si domandò un giorno:
“Anche i Re sono uguali?” La risposta fu: “Tra loro”.
Spero non valga anche per i magistrati!
Prof. Giuseppe De Simone

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