Da ieri sera l’ingresso della Procura di Trani accoglie cittadini e visitatori con le fotografie di cinque «testimoni silenziosi di giustizia»: Donato Diego Maria Boscia, Gioacchino Bisceglia, Antonio Lorusso, Giovanni Giuseppe Walter Carnicella e Sergio Cosmai. Storie e professioni diverse, unite da un tragico destino: furono uccisi per aver fatto rispettare le regole nello svolgimento del proprio lavoro. Le immagini sono accompagnate dalla frase «Il vento della memoria semina giustizia».
Alla cerimonia di scoprimento hanno partecipato il procuratore Renato Nitti, don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Tiziana Palazzo, vedova Cosmai, e i familiari di altre vittime di mafia. I profili delle cinque persone ricordate sono stati letti da studenti degli istituti del territorio.
Memoria e responsabilità sono stati i temi centrali dell’iniziativa. Nitti ha spiegato che quei volti non rappresentano simboli astratti, ma esempi concreti di rigore e senso del dovere. «Non c’è eroismo straordinario – ha detto – ma costanza, serietà e responsabilità nel lavoro di ciascuno».
Rispondendo ai giornalisti, il procuratore ha sottolineato che sul fenomeno mafioso «c’è ancora molto da scrivere» e che il voto di scambio rappresenta una delle derive più gravi per un territorio, pur ricordando che la magistratura può intervenire solo quando vi siano responsabilità penali accertate.
Don Luigi Ciotti ha ricordato il lungo lavoro di ricostruzione dell’elenco delle vittime innocenti di mafia e il fatto che circa l’80 per cento dei familiari non conosce ancora tutta la verità su quanto accaduto. Ha ribadito inoltre che la mafia si combatte non solo con la repressione, ma anche con cultura, educazione e politiche sociali.
In chiusura ha lanciato un appello alla partecipazione civile: «Non basta indignarsi, bisogna impegnarsi. Abbiamo uno strumento democratico: il voto, usiamolo».



















