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Referendum, 46 milioni di italiani per approvare o respingere la riforma della giustizia

Il 22 e 23 marzo 2026 circa 46 milioni di italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla legge costituzionale - nota come "Riforma Nordio" - approvata in via definitiva dal Senato il 30 ottobre 2025. È il quinto referendum costituzionale nella storia della Repubblica.
IL QUESITO
Il quesito è: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?». Le operazioni di voto si svolgeranno domenica 22 marzo dalle ore 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle ore 7 alle 15.
Come accade per tutti i referendum costituzionali, non è previsto un quorum. La validità del voto non dipende dalla percentuale di affluenza, ma esclusivamente dal numero di voti favorevoli o contrari: vince chi ottiene un voto in più. Ogni scelta conta, ogni voto conta.
COSA PREVEDE LA RIFORMA
Il cuore della riforma è la distinzione formale tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti, collocati in due carriere separate, ciascuna dotata di propri meccanismi di governo interno. La riforma modifica diversi articoli della Costituzione, ridefinendo l'assetto dell'autogoverno e i criteri di organizzazione delle funzioni giudiziarie.
Dove finora c'era un unico Consiglio superiore della magistratura, la riforma ne introduce due distinti, uno per i pubblici ministeri, l'altro per i giudici. Delle questioni disciplinari si occuperà invece un altro organismo: l'Alta corte disciplinare.
Il tema più discusso è il ricorso al sorteggio per la scelta dei componenti degli organi di autogoverno. Al posto del voto, la selezione casuale dovrebbe ridurre il peso delle correnti interne alla magistratura.
LE RAGIONI DEL SÌ
Chi sostiene il Sì parte da un'idea di fondo: in un processo moderno, chi accusa e chi giudica devono stare su binari diversi, per ridurre il rischio che il giudice finisca - anche solo per dinamiche interne alla categoria - troppo vicino alla prospettiva dell'accusa.
I fautori del Sì ritengono che il sorteggio possa contribuire a ridurre il peso delle dinamiche associative e a rafforzare la fiducia nel sistema di autogoverno. Il sorteggio viene interpretato come uno strumento di riequilibrio, volto a rendere le decisioni meno condizionate da appartenenze organizzate.
Chi voterà favorevolmente lo farà anche perché perché la riforma mette il cittadino in condizione di sentirsi più sereno quando entra in un'aula di tribunale, e troppo spesso si è assistito a un magistrato appiattito sulle ragioni dell'accusa.
LE RAGIONI DEL NO
Secondo i contrari, la riforma costituzionale della giustizia punta ad accentrare il potere nelle mani di chi governa. L'obiettivo è indebolire l'autonomia della magistratura e porla sotto il controllo del governo, alterando l'equilibrio tra i poteri previsto dalla Costituzione.
I contrari sottolineano come i due percorsi siano già di fatto distinti, anche grazie a una legge introdotta dalla ministra Cartabia, e siano pochissimi i passaggi da un ruolo all'altro: in media, ogni anno, circa lo 0,4 per cento dei magistrati cambia funzione.
Nel complesso, la riforma incide sugli equilibri tra potere giudiziario e potere politico, e non incide in alcun modo sul funzionamento della giustizia, sulla velocità e l'efficacia dei processi e su altre questioni delicatissime come la situazione del sistema carcerario.


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