Raccontare la storia più narrata dell’Occidente come se accadesse per la prima volta: è questo il cuore di "The Man Jesus", monologo di Matthew Hurt in scena al Polo Museale Diocesano di Trani, diretto da Maurizio Panici e interpretato da Roberto Ciufoli. La versione italiana nasce dalla traduzione di Jacopo Rosso Ciufoli, che non si limita a trasporre le parole da una lingua all’altra, ma le radica con sensibilità, capaci di restituire peso e calore alla narrazione. La scelta drammaturgica è la prima, audace scommessa dello spettacolo: aggirare il personaggio principale per avvicinarsi a lui obliquamente, attraverso la molteplicità di chi gli è sopravvissuto. Maria, Giuda, Pietro, Ponzio Pilato, Giovanni Battista, Barabba, Ioanna : una costellazione di sguardi , di movenze, di interpretazioni altrui da cui emerge, il ritratto di un uomo. Non un simbolo. Un uomo.
Roberto Ciufoli abita ogni figura con una misura che raramente si incontra nel teatro di narrazione italiano. La prova si fonda su pause dosate con precisione, mimica e movimenti essenziali, eppure sufficienti a tracciare confini netti tra un personaggio e l’altro. L'attore romano non cede alla tentazione del virtuosismo fine a se stesso, i momenti di maggiore intensità non abitano il gesto né la voce, ma lo spazio vuoto tra una parola e la successiva: quel silenzio in cui lo spettatore è lasciato solo con ciò che ha appena ascoltato.
«Il Gesù che emerge è spogliato di ogni iconicità: è un uomo consapevole del proprio peso, attraversato dal dubbio, poroso all'umanità che lo circonda».
La regia di Maurizio Panici lavora per sottrazione. L'allestimento è ridotto all'essenziale: luci nette, perché tutto converga sulla parola, che arriva allo spettatore senza filtri né ornamenti. Il ritmo che ne risulta è costruito con precisione chirurgica: alterna passaggi di carica emotiva. Ed è proprio qui che lo spettacolo guadagna contemporaneità: non per aggiornamenti di superficie, ma perché le dinamiche che mette in scena : aspettativa, tradimento, fragilità della speranza appartengono a ogni tempo.
Il pubblico del Polo Museale Diocesano ha risposto con concentrazione, e con applausi che avevano la qualità di una restituzione emotiva. Segnale che «The Man Jesus» raggiunge il suo obiettivo più ambizioso: non illustrare una vicenda nota, ma costruire un'esperienza che continua oltre il sipario. E’ lo stesso attore al Giornale di Trani spiega che tra i personaggi interpretati, quello che ama particolarmente è quello di Ioanna , moglie dell'assistente del re Erode Antipa, figura storicamente attestata tra le seguaci di Gesù scritta con una profondità e una dolcezza che richiedono all'attore di abitare la femminilità senza ridurla a effetto. Il risultato è tra i picchi dello spettacolo. Giuda- prosegue l’attore- invece, porta con sé la densità che ci si aspetta: potente, irrisolto, umano nella sua ambiguità.
«The Man Jesus», ha trovato nella Fondazione Seca e nel Polo Museale Diocesano una cornice di rara coerenza. Uno spazio che custodisce arte sacra e memoria collettiva, capace di dialogare in profondità con un testo che interroga la dimensione umana del sacro. La scelta di questa sede non è stata neutra: ha amplificato la risonanza dello spettacolo, trasformando lo spazio stesso in una presenza drammaturgica silenziosa. La Fondazione Seca si conferma così uno dei poli culturali più attivi del Mezzogiorno nella promozione del teatro contemporaneo di qualità.








