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Frode fiscale da 18 milioni: sequestri e partite Iva chiuse, tre tranesi a capo del giro

Il Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Trani ha emesso un decreto di sequestro preventivo - finalizzato alla confisca anche per equivalente - nei confronti di 23 amministratori, di diritto e di fatto, di imprese coinvolte in una vasta frode fiscale. Il provvedimento, che interessa oltre 11 milioni di euro e 7 immobili, è stato eseguito dai finanzieri del Comando Provinciale Barletta-Andria-Trani.

Al centro dell'indagine un circuito fraudolento che ha coinvolto 36 imprese, prevalentemente con sede nella provincia Bat. Attraverso l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, i soggetti coinvolti avrebbero accumulato un illecito vantaggio d'imposta - in termini di minori imposte versate grazie a costi fittizi contabilizzati - per un ammontare complessivo di circa 18 milioni di euro, evadendo tanto le imposte dirette quanto l'Iva.

Le indagini sono partite dall'analisi di alcune segnalazioni per operazioni sospette, che hanno indirizzato gli investigatori verso approfondimenti più estesi: l'audizione di oltre 90 persone informate sui fatti - fra presunti clienti, fornitori e dipendenti dei soggetti economici coinvolti -, l'analisi di una moltitudine di transazioni finanziarie attraverso accertamenti bancari e l'esecuzione di attività ispettive fiscali.

Dalle verifiche è emersa l'esistenza di imprese configurate come «scatole vuote», prive di qualsiasi struttura aziendale reale e dunque incapaci di erogare i beni o le prestazioni indicate nelle fatture che emettevano. Il meccanismo fraudolento non si è fermato nemmeno di fronte all'esigenza di apparenza: in alcuni casi le fatture false venivano inizialmente accompagnate da un reale flusso di denaro, poi restituito a chi aveva emesso i documenti fiscali fittizi attraverso prelevamenti, effetti cambiari o assegni.

Il progetto delittuoso è riconducibile a 3 soggetti di Trani. Uno di essi, consulente fiscale, avrebbe svolto un ruolo centrale gestendo le fittizie assunzioni di dipendenti presso le imprese «cartiere», al fine di simularne l'operatività. Un secondo indagato, nel tentativo di sottrarsi alla riscossione coattiva dell'Agenzia delle Entrate, avrebbe trasferito i proventi della frode verso l'acquisto di 4 immobili in provincia di Milano, intestati fittiziamente a figli e a terzi riconducibili al proprio nucleo familiare: il Tribunale di Trani ne ha disposto il sequestro preventivo.

Un ulteriore immobile, individuato a Molfetta, è stato sequestrato al rappresentante legale di un'altra società coinvolta nella frode. In questo caso il tentativo di sottrazione al fisco sarebbe avvenuto attraverso una modifica del regime patrimoniale del matrimonio - da comunione a separazione dei beni - e la contestuale cessione alla moglie comproprietaria della quota del 50 per cento dell'immobile.

Per scongiurare ulteriori attività delittuose da parte delle imprese «cartiere», la Compagnia della Guardia di Finanza di Trani, ottenuto il nulla osta dell'Autorità Giudiziaria, ha chiesto all'Agenzia delle Entrate la cessazione definitiva di 12 partite Iva riconducibili alle stesse imprese.

L'operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Trani, si inserisce nell'azione di contrasto ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria ritenuti di maggiore pericolosità per la tenuta del sistema economico e per la tutela della libera concorrenza, degli imprenditori onesti e dei lavoratori dipendenti.


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