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Adottato il Piano coste, quanto e come cambia il mare di Trani?

A Trani il mare non è più soltanto uno sfondo. Con l’adozione del Piano Comunale delle Coste, approvato in Giunta il 12 marzo 2026, diventa un tema centrale di governo del territorio. Un passaggio tecnico solo in apparenza, perché in realtà il piano interviene su uno degli equilibri più delicati: il rapporto tra interesse pubblico, ambiente e attività economiche.

Il documento nasce con un obiettivo dichiarato chiaro: mettere ordine. Nella relazione si riconosce infatti che l’attuale configurazione della costa è il risultato di una crescita disordinata, fatta di interventi non sempre coordinati tra loro. È da questo punto che il piano prova a ripartire, introducendo regole e criteri che dovranno guidare le scelte future.

Il nodo principale riguarda la distribuzione degli spazi. Il piano stabilisce limiti precisi alle concessioni: una parte della costa potrà essere destinata a stabilimenti balneari e servizi, mentre una quota dovrà rimanere libera e accessibile. È qui che si gioca la partita più importante, perché da questo equilibrio dipende concretamente la possibilità per cittadini e turisti di vivere il mare senza barriere.

Accanto a questo, il piano insiste molto sul tema dell’accessibilità. Viene ribadito il diritto alla fruizione pubblica della costa e si prevede un rafforzamento degli accessi, oltre alla rimozione di elementi che negli anni hanno limitato l’ingresso al mare. Resta però da capire quanto queste indicazioni riusciranno a tradursi in interventi reali.

Un altro elemento centrale è quello ambientale. La costa non viene considerata uniforme, ma suddivisa in base a livelli di criticità ed equilibrio naturale. Alcuni tratti presentano condizioni più fragili, anche a causa dei fenomeni erosivi, e proprio in queste aree il piano prevede maggiori limitazioni e interventi di tutela. Questo introduce un principio importante: non tutto può essere utilizzato allo stesso modo.

Allo stesso tempo, il documento guarda anche allo sviluppo turistico. L’obiettivo è migliorare la qualità dei servizi e rendere la città più competitiva, mantenendo però un equilibrio con la tutela del paesaggio. È un punto delicato, perché implica una scelta politica precisa: trovare un compromesso tra economia e bene pubblico.

Non meno rilevante è il tema dei controlli. Il piano prevede sistemi di monitoraggio più strutturati e un’attenzione costante alla gestione della costa, segno evidente che negli anni il controllo non è stato sempre efficace. Anche questo sarà un passaggio decisivo per capire se le regole resteranno sulla carta o avranno un impatto concreto.

Va infine chiarito un aspetto fondamentale: il piano non è ancora definitivo. L’adozione rappresenta solo il primo passaggio di un iter che prevede osservazioni, modifiche e successiva approvazione in Consiglio Comunale. È quindi una fase ancora aperta, in cui il confronto pubblico può incidere sul risultato finale.

Per questo, più che un punto di arrivo, il Piano delle Coste è un punto di partenza. E pone una domanda che riguarda tutta la città: quale equilibrio si vuole costruire tra accesso, tutela e sviluppo?

Perché alla fine, al di là delle norme, la questione resta una sola: il mare sarà davvero di tutti?


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