La "Perla dell'Adriatico" torna a farsi musa ispiratrice. Nel brano di Ilarione Baratta, il profilo della Cattedrale e l’abbraccio del mare diventano i protagonisti di un racconto in note che tocca le corde dell’anima.
Ci sono luoghi che non hanno bisogno di troppe presentazioni, ma che richiedono una sensibilità particolare per essere raccontati senza cadere nel già visto. Trani, con la sua pietra chiara che si specchia nell’azzurro, è uno di questi. Lo sa bene Ilarione Baratta, che ha scelto di tradurre in musica e parole il legame indissolubile tra la città, il suo monumento simbolo e l’elemento che ne culla la storia: il mare.
Un dialogo tra cielo e acqua
Il titolo parla chiaro: "Trani (La tua cattedrale e il tuo mare)". Non è solo una descrizione geografica, ma una dichiarazione d'amore. La Cattedrale di San Nicola Pellegrino, definita spesso come "la regina delle cattedrali di Puglia", non è vista solo come un capolavoro architettonico, ma come un punto di riferimento spirituale ed emotivo che svetta fiero contro l'orizzonte.
L'opera di Ilarione Baratta
Autore sia del testo che della musica, Baratta sembra voler catturare quel preciso istante in cui la luce del tramonto colpisce il romanico pugliese, mentre il suono della risacca fa da metronomo naturale. La composizione si preannuncia come un viaggio sensoriale: da un lato la solidità della pietra, dall'altro la fluidità delle onde, elementi che riflettono l’identità stessa dei tranesi.
Questo brano si aggiunge alla ricca tradizione di opere dedicate alla città, confermando come Trani continui a essere una fonte inesauribile di ispirazione per chi, attraverso l'arte, cerca di fermare nel tempo una bellezza che appare eterna.
