Il liceo classico di Trani ha ospitato la Notte dei licei: dal mattino, con un convegno sul bullismo al museo Seca, alla sera, con la musica di Mirko Signorile e un frammento dell'Antigone. Il filo conduttore: l'humanitas, intesa come arte del riconoscere l'altro.
Non una notte soltanto, ma una giornata intera. È questa la misura della Notte dei licei andata in scena al liceo classico Francesco De Sanctis di Trani, un appuntamento che il preside Nicola Valente definisce come «un momento in cui il liceo classico si mostra alla comunità e fa comunità». Vi partecipano ex studenti e figure della società civile, e ogni anno rinnova la propria proposta, offrendo - nelle sue parole - «il meglio di quello che la scuola e loro stessi possono fare».
La mattinata aveva già dato il tono all'intera giornata con un evento ospitato negli spazi del Museo diocesano, dedicato al tema del bullismo e del cyberbullismo. Un incontro che ha visto la partecipazione della polizia postale e di rappresentanti impegnati sul fronte legislativo. «Una giornata lunghissima e bellissima», ha commentato Valente, «perché quando ci sono tante attività diamo il meglio». Il contenitore scelto - il museo gestito da Fondazione Seca - ha fatto da cornice a riflessioni che, nelle intenzioni del preside, travalicano i confini della scuola: «L'umanitas non è un problema di scuola, è un problema di rapporti e di relazioni tra persone, quello che sta un po' mancando». Cuore dell'evento, la proposta di legge contro il bullismo a nome di Leonardo Calcina, giovane vittima del bullismo. Un richiamo diventato ancora più urgente alla luce dei recenti fatti di cronaca: «Un ragazzo di tredici anni che non riconosce l'altro come una forma di aiuto significa che ha perso il senso dell'essere umano».
A tenere le fila del programma artistico serale è stata la docente Rossella Piccareta, responsabile del progetto serale alla pari di Lucia Cariati e del Team bullismo per quello del mattino. Il percorso scelto ha avuto nell'umanità - intesa nella sua accezione più ampia - il proprio centro di gravità. «Prima di tutto siamo esseri umani», ha spiegato la professoressa, «e l'arte è forse la forma più alta di umanità». Di qui la scelta di coinvolgere i ragazzi in una serie di attività che hanno toccato la poesia, la recitazione e la musica. Ospite della serata il pianista jazz Mirko Signorile, artista che Piccareta ha definito persona di «grande spessore artistico e di grande profondità», capace non soltanto di suonare ma di dialogare con i ragazzi «del mondo, della vita, del sentire».
Tra le suggestioni della serata, un omaggio all'Antigone di Sofocle, testo al centro del progetto di teatro classico dell'anno in corso. Un filo sottile ha collegato il presente al passato: a salire sul palco anche alcuni ex alunni che, dieci anni fa, avevano messo in scena il Libro di Giobbe vincendo il primo premio al festival della Cattolica. «Per noi è stato un riconoscimento importante», ha detto Piccareta, «ed era bello ricordarlo, sia per la forza di un personaggio come Antigone - l'uomo per eccellenza - sia per unire ieri e oggi, e lanciare uno sguardo al liceo del futuro».
Mirko Signorile, dal canto suo, ha portato sul palco non soltanto la musica ma una riflessione sulla funzione stessa dell'insegnare. Il pianista - diplomato in pianoforte classico e jazz, laureato in tecnica dell'improvvisazione, e proveniente - con una certa ironia della sorte - da un istituto tecnico commerciale - ha risposto con nettezza alla domanda su cosa debba insegnare la scuola: «La domanda più importante da fare agli studenti, dalla prima elementare, è ricordare loro di fare sempre ciò che amano davvero. Affinché la scuola non sia semplicemente un contenitore di informazioni, un luogo dove prendere voti e creare competizioni, ma un luogo in cui ogni studente possa riconoscere la propria vocazione».
Il musicista ha poi spinto il ragionamento oltre, fino a mettere in discussione la parola stessa «cultura»: «Dovremmo abolirla e tornare a parlare di sensibilità. La cultura è qualcosa che è salita su un piedistallo, è diventata troppo spesso un'occasione egoica. Dobbiamo parlare di connessioni umane, di relazioni, di sensibilità verso la bellezza, di significato e senso di scopo nella vita. Questo è ciò che fa la differenza». Un pensiero che richiama, sia pure per altra via, la lezione socratica: «So di non sapere», il punto di partenza di chi sa che c'è sempre molto da imparare.
Non a caso, nel programma scolastico di quest'anno ha trovato spazio anche un progetto dedicato alla figura di Pier Paolo Pasolini - poeta, regista, intellettuale scomodo che non ha mai smesso di interrogarsi sulla propria presunta inadeguatezza -. Un artista che sapeva stare, come si dice, lontano dal piedistallo. Ed è forse questa la lezione più vera che una scuola può consegnare ai propri ragazzi.











