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Rubrica storica: la Settimana Santa tranese

"UN GIORNO, UN ANNO: ALMANACCO DI TRANI"

“…Il 29 marzo inizia la Settimana Santa: sui passi dei nostri riti pasquali…”

 

Dal Giovedì alla notte del Venerdì Santo:  la Settimana Santa è il periodo dell’anno che celebra la passione, morte e resurrezione di Gesù. Inseriti nell’ambito del triduo santo, i riti pasquali si configurano come espressioni profonde di pietà popolare, radicate nel tessuto sociale cittadino. Ripercorriamo, simbolicamente, i momenti salienti vissuti dai tranesi nei giorni santi. Il Giovedì Santo apre il Triduo e dopo la Messa in Coena Domini, con il rito della lavanda dei piedi, i fedeli si dedicano alla tradizionale visita alle chiese, dove sono allestiti gli altari della reposizione, detti “sepolcri”. Tra le tappe più significative emergono tre luoghi simbolo: Sant’Andrea, che custodisce la reliquia dell’ostia divenuta carne (il Miracolo Eucaristico, testimoniato a Trani sin dal 1470); la chiesetta del Santissimo Salvatore (in via Lagalante), già dimora della donna protagonista dell’episodio miracoloso, e Santa Teresa, centro della devozione alla Vergine Addolorata. Proprio da quest’ultima chiesa prende avvio, nelle prime ore del Venerdì Santo, la processione penitenziale organizzata dall’Arciconfraternita della Santissima Addolorata. Il corteo, che si snoda a partire dalle ore 3 del mattino, attraversa la città sostando nei santuari e nelle parrocchie che allestiscono il repositorio. Da qualche anno, l’effige è condotta nella casa di reclusione femminile per un momento di preghiera con le ospiti, come carezza spirituale.

 

Dai “Misteri” alla Pasqua: nel pomeriggio del Venerdì Santo, nelle chiese in cui si celebra il Triduo, si svolge l’adorazione della Croce, preceduta dalla proclamazione del Passio Christi. Dalla Cattedrale prende quindi avvio l’antica e suggestiva processione penitenziale, detta dei Misteri, a cura dell’Arciconfraternita dei Bianchi. Testimoniata sin dal 1572, la processione nasce come atto di riparazione per la profanazione dell’ostia consacrata (Miracolo Eucaristico) e si caratterizza per la presenza delle immagini della Passione del Signore, accompagnate dall’Arcivescovo, dal Capitolo, dalle confraternite e dalla Civica Amministrazione. Negli ultimi anni, la comunità ha riscoperto con maggiore intensità il valore di questo rito, anche grazie allo svolgimento in orario serale e al suo lento e raccolto procedere. Il Sabato Santo è invece giornata di silenzio e di attesa, che culmina nella Veglia pasquale della notte. La Pasqua è da sempre vissuta a Trani con grande partecipazione, anche attraverso usi familiari e tradizioni culinarie radicate. Era consuetudine, in questo giorno, indossare un abito nuovo e concedersi una passeggiata nel centro storico o nella Villa comunale. A tavola ci si ritrova in famiglia, gustando il tradizionale agnello con le patate e terminando il tutto con i dolci tipici come le scarcelle (con il tradizionale glépp), i taralli con la glassa, l’agnellino di pasta di zucchero e le paste di mandorla. Non è da dimenticare il Benedetto di Trani chiamato anche brodetto di Pasqua, piatto tipico tranese a base di carne di agnello cotta in umido con piselli e arricchita da uova battute e formaggio.

 

Aneddoto: Facendo un passo indietro, la Domenica delle Palme (o di Passione) rappresenta da sempre il vero sipario d’ingresso della Settimana maggiore (santa). È forse la giornata più ricca di ricordi affettivi, gesti e ritualità che, nonostante il tempo, continuano a mantenersi vivi e radicati. Il prof. Raffaello Piracci, sulle pagine de «Il Tranesiere», ricorda le bambine che ornati con foglioline e fiorellini di tela oppure con fili d’argento, gridando: «Ci hava pagghiè le palme, uhè la femmene…», ovvero «Chi deve prendere le palme? Guardi qui, signora». Un richiamo che attraversava le strade della città, annunciando l’inizio della giornata. Secondo l’uso antico, la benedizione delle palme era legata alla prima funzione del mattino, generalmente tra le 7 e le 8, invitando i fedeli a procurarsi rami d’ulivo e palme intrecciate. Queste ultime erano spesso vere e proprie opere artigianali: ornate con fiorellini di tela, fili d’argento o confetti, venivano preparate con cura dalle mamme e dalle nonne. Le palme più grandi e lavorate erano tradizionalmente donate all’Arcivescovo e ai parroci del centro storico. Le chiese gremite e la partecipazione entusiasta della gente rappresentavano il segno più evidente di una fede che, al termine delle celebrazioni, veniva portata nelle case. Non mancava chi conduceva la palma anche in campagna, piantandola nella terra dopo aver recitato il Credo. Tra i fidanzati era consuetudine lo scambio della palma accompagnato da piccoli doni: tra questi, il velo nero, destinato alle funzioni della Settimana Santa e, più in generale, ai momenti solenni della vita religiosa. Infine, il gesto assumeva anche un valore simbolico più profondo: quello della riconciliazione. La palma diventava occasione per riavvicinarsi a familiari o amici con cui i rapporti si erano incrinati, segno concreto di pace e rinnovamento.

 

BIBLIOGRAFIA e SITOGRAFIA

  • Raffaello Piracci – “Il Tranesiere”, 1960, II, n. 3, pp. 52-53; n. 4, pp. 76-79
  • Giuseppe Curci e Felice Spaccucci“Storia dell’ostia miracolosa di Trani”, Laurenziana-Napoli, 1989;
  • blog.giallozafferano.it"Benedetto di Trani", 17 aprile 2022;

  • In copertina, la Processione penitenziale e riparatoria (detta “dei Misteri") - 21/04/1984 
    In allegato, via M. Pagano, processione dell’Addolorata - anni '30


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