Stamani hanno preso ufficialmente avvio i lavori di restauro conservativo e consolidamento della chiesa di San Domenico, dopo un sopralluogo svoltosi la scorsa settimana. Sul posto non è ancora presente alcun cartello di cantiere, ma quanto si è appreso direttamente sul luogo consente già di delineare un primo quadro della situazione.
L'intervento è a cura della Soprintendenza della Città metropolitana di Bari, subentrata all'ex Segretariato regionale, ed è giustificato dalla natura stessa del bene: la chiesa di San Domenico appartiene al Fondo edifici di culto, riconducibile al Ministero dell'Interno e, dunque, al governo italiano. Né il Comune di Trani né la Curia diocesana hanno titolo su di essa, così come la Soprintendenza di Bat e Foggia.
Questa mattina erano presenti tre restauratrici e alcuni operai. Visibile l'avven uta asportazione della pavimentazione probabilmente risalente agli anni '60. Nel corso del sopralluogo precedente, alcuni addetti avevano già condotto ispezioni sia all'interno dell'edificio sia sulla facciata, osservandola da vicino attraverso i vari livelli del presidio di sicurezza. L'arrivo dei container all'esterno lascia intendere che l'allestimento del cantiere sia ormai nella sua fase ufficiale e che, a breve, si dovrebbero avere ulteriori informazioni nel merito.
La chiesa è chiusa dal 2018. Da allora, molte notizie si sono susseguite in merito ai finanziamenti per la sua riapertura, mentre i tempi si sono purtroppo prolungati fino all'eccesso.
Nel dettaglio, sono stati stanziati 850.000 euro, di cui 500.000 dal Fondo edifici culto del Ministero degli interni, poiché questa chiesa è di proprietà di quel dicastero come per molti altri edifici di culto a suo tempo confiscati dopo l'Unità d'Italia. Altri 350.000 euro sono stati messi a disposizione dal Ministero dei beni culturali. I fondi, dunque, ci sono ma i lavori non partono.
Forse, adesso, si intravede una luce in fondo al tunnel.





