«Sulle bonifiche dell'amianto vorremmo accantonare una volta per tutte la locuzione delle calende greche - dichiarano i firmatari della nota - e cioè che non si fanno mai». Con queste parole, l'Associazione Cittadinanza Attiva Oikos Trani Aps, l'Associazione Esposti Amianto e Rischi per la Salute Bat e il Codacons di Trani tornano a farsi sentire su un problema antico e irrisolto, chiedendo alla nuova amministrazione comunale un cambio di passo concreto e immediato.
IL CONVEGNO DEL 29 APRILE
Il 29 aprile 2026, nel pieno della campagna elettorale, le tre associazioni avevano organizzato un evento presso la biblioteca comunale Giovanni Bovio, con l'obiettivo di sensibilizzare amministratori e cittadini sul grave problema dell'amianto, reso ancora più urgente dalla segnalazione di alcuni casi di mesotelioma della pleura in città. Tutti i candidati sindaco erano stati invitati con regolari preavvisi, anche tramite mail e Pec di servizio. Si presentarono soltanto il neo-sindaco, professor Marco Galiano, e il dottor Vito Branà; per gli altri, salvo un'assenza giustificata da un impegno istituzionale effettivamente non rinviabile, non pervenuti.
«Forse ci è sfuggito qualcosa della campagna elettorale appena trascorsa - scrivono i firmatari - e se del caso chiediamo scusa sin d'ora», ma nessuno dei candidati ha trattato l'argomento nei comizi pubblici, fatta eccezione per coloro che parteciparono all'evento. Un'omissione che appare tanto più grave quanto più si consideri che il problema si trascina da decenni e che le patologie asbesto-correlate segnalate restituiscono tutta la concretezza di un rischio tutt'altro che teorico.
PALAZZO LAMBERT
Al centro delle richieste delle associazioni vi è, in particolare, la mancata ottemperanza di un'ordinanza comunale relativa a Palazzo Lambert, un edificio con una copertura in amianto nel proprio giardino che costituisce, a loro avviso, «un oltraggio ai cittadini tutti, a quelli del quartiere e ai residenti limitrofi, in particolare a quelli che affacciano nel giardino con la tettoia, costretti a tenere nei mesi caldi finestre e balconi chiusi». Nei mesi scorsi lo stato dei luoghi era stato documentato anche dalla stampa locale, che vi aveva dedicato un ampio servizio.
L'ordinanza risale al 13 gennaio 2020, a seguito di un sopralluogo eseguito il 27 marzo 2019. Il destinatario non ha ottemperato. «Davvero imbarazzante», commentano i firmatari, che ricordano come il Comune di Trani, già a conoscenza della situazione, abbia lasciato deteriorare ulteriormente il sito nel corso degli anni, anche a seguito di relazioni ispettive definite «sibilline se non proprio benevole» e di ordinanze di natura dirigenziale anziché sindacale, di carattere contingibile e urgente.
Ora, secondo le associazioni, il Comune dovrebbe procedere senza ulteriore perdita di tempo all'escussione in danno dei soggetti inadempienti, tenendo conto che la violazione di un'ordinanza emanata per motivi di salute pubblica comporta conseguenze anche di natura penale. «Sarebbe un segnale di nuovo corso - si legge nella nota - ai proprietari di siti contaminati da amianto che trascurano le leggi in materia di bonifica».
Non manca, infine, un riferimento alla proprietà dell'immobile: «È quanto meno increscioso - scrivono - che siano gli eredi di un autorevole sindaco del passato a infangarne il ricordo attraverso un atteggiamento del tutto ingiustificabile», con l'aggravante che il proprietario risiede fuori Trani, al riparo, almeno fisicamente, dalle conseguenze di una situazione che ricade ogni giorno sui suoi vicini.
LA RICHIESTA ALLA NUOVA AMMINISTRAZIONE
Le associazioni firmatarie chiedono «a nome dei cittadini tutti la bonifica immediata e giuste sanzioni per i responsabili dei ritardi» e confermano al sindaco Galiano «la piena disponibilità a collaborare per il risanamento definitivo della piaga sociale che è l'amianto» in città. Un impegno che, a loro avviso, non può più attendere: trent'anni di segnalazioni, censimenti richiesti e mappature invocate sono un tempo sufficiente perché le parole lascino il passo ai fatti.
