Dando uno sguardo alla composizione del nuovo consiglio comunale, emerge un dato significativo: soltanto sette dei trentadue consiglieri eletti non hanno mai occupato quella sede prima d’ora, e fra questi va considerato anche Guarriello da ex candidato sindaco. Poco più del 21 per cento, meno di un quarto: una percentuale che porta inevitabilmente a una domanda retorica: è stato davvero il cambiamento?
Evidentemente la città ha avuto paura di cambiare. Non ha cambiato gli amministratori - confermando il centrosinistra, in versione parzialmente rinnovata - e non ha cambiato i consiglieri comunali, riconfermandone ben diciannove su trentadue, oltre la metà. Ha addirittura ridato fiducia a chi era tornato a proporsi dopo essersi preso una pausa: altri sei consiglieri sui trentadue complessivi.
Ciononostante, se il cambiamento non è nei nomi, dobbiamo quanto meno confidare che sia nei fatti. Galiano ha più volte dato l’impressione di voler imporre davvero un modo diverso di amministrare, ma se questa convinzione fosse genuina e profonda, a nostro avviso avrebbe già dovuto dare segnali molto chiari sulla composizione della giunta, nominandone magari una prima parte già prima dell’ufficializzazione del consiglio comunale: ieri, però, ha detto in radio che non vuole procedere così, nonostante glielo abbia proposto anche il segretario generale.
Il prendersi tempo non rassicura: dice di voler fare le cose con calma, ma forse anche lui - come tutti i suoi predecessori, chi più, chi meno - deve trovare la quadra. Non sarà facile, ma Trani non può aspettare.
Oggi che la campagna elettorale è finalmente terminata, dobbiamo tornare a occuparci dei problemi reali: Galiano e i suoi governando, Guarriello e gli altri incalzando, noi raccontando e analizzando. Ripartiamo, ciascuno per il proprio compito, tutti per il solo interesse del bene comune.
Nico Aurora
