Da venerdì scorso Trani ospita il primo Giardino della Pace pugliese, una realtà unica nel suo genere che fa dell'ulivo il simbolo universale di unione tra popoli e religioni, realizzata presso la tenuta olearia Schinosa delle Aziende agricole Di Martino.
L'iniziativa, voluta e organizzata da Maria Francesca Di Martino, ha preso forma in un luogo che già di per sé parla di radici profonde e di una cultura millenaria: quella dell'olivicoltura pugliese. Ma il Giardino della Pace va oltre la vocazione agricola, trasformando lo spazio in un messaggio. Ventuno varietà di ulivi autoctoni, provenienti da altrettante nazioni del mondo, vi sono state messe a dimora, ciascuna abbinata a piante e fiori tipici del Paese di origine e accompagnata dalla rispettiva bandiera nazionale. Il risultato è un luogo che, nella sua semplicità, racconta la complessità del mondo e la possibilità, tutta simbolica ma non per questo meno reale, di una convivenza.
All'inaugurazione, partecipata e ricca di momenti di confronto, si sono ritrovati all'ombra degli ulivi i rappresentanti delle tre grandi religioni monoteiste - quella ebraica, quella musulmana e quella cristiana - accomunati proprio dal valore che l'ulivo riveste in ciascuna tradizione. Un filo invisibile ma tenace che attraversa secoli di storia e geografie lontane, e che in questo angolo di Puglia ha trovato una forma concreta.
Le aziende Di Martino appartengono al circuito associazionistico Pandolea, di recente insignito a Roma nell'ambito del premio «Le voci rosa dell'olivicoltura», circostanza che ha ulteriormente consolidato i legami tra questa realtà tranese e il mondo istituzionale e culturale che ruota attorno alla filiera olivicola.
Alla cerimonia era presente anche la senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale, che presiede l'Intergruppo parlamentare sulle Strategie di sviluppo e valorizzazione del Settore olivicolo e che aveva organizzato il riconoscimento appena citato. Nel suo saluto, la parlamentare ha ricordato come la conoscenza con la padrona di casa sia nata proprio dalla comune passione per il mondo dell'olio: «In primis vanno ringraziate Francesca Di Martino e tutta l'organizzazione del Giardino della Pace per questo bellissimo progetto che sostengo convintamente e che certamente contribuisce a diffondere la cultura della fratellanza tra i popoli, ancor più necessaria in questo particolare periodo storico. Ho conosciuto Francesca grazie alla passione per il settore olivicolo, che ci ha portato sui medesimi tavoli, così come da pochissimo siamo state entrambe premiate dall'associazione Pandolea nel recente premio Ranieri Filo della Torre - ha detto nel suo saluto ai presenti la senatrice Naturale -. Parlare di olio - ha proseguito - significa parlare di una cultura millenaria di vita, e in un certo senso anche di magia. Perché l'albero d'olivo ha una grande energia e un grande significato interculturale. Ecco perché duole il cuore pensare che, tra le catastrofiche conseguenze della guerra, in un territorio come la Palestina, già afflitto da decine di migliaia di vittime, anche i tanti uliveti sono stati rasi completamente al suolo, privando così il popolo palestinese di un simbolo così importante e caratteristico del paesaggio, e, cosa ancor più grave, anche di una basilare fonte di sostentamento. Credo quindi che occasioni come quest'evento - ha chiosato la senatrice Naturale - e luoghi come il Giardino della Pace possano e debbano servire anche a conservare la memoria di tutti gli orrori della guerra e a condividere l'indignazione. Affinché un giorno non si ripetano più».









