«Vogliamo fermare la desertificazione commerciale che sta svuotando i centri storici, le periferie e i piccoli comuni». Con queste parole Mario Landriscina, direttore provinciale di Confesercenti, illustra l'obiettivo della proposta di legge di iniziativa popolare "Misure per la rigenerazione urbana del commercio e dei servizi di prossimità", depositata lo scorso maggio presso la Corte di Cassazione.
Il provvedimento punta a tutelare i negozi di vicinato, considerati non semplici attività economiche, ma veri e propri presidi sociali, fondamentali per la sicurezza, la vivibilità e l'occupazione nei territori. Per approdare in Parlamento, la proposta dovrà raccogliere 50.000 firme entro il 25 novembre 2026: una soglia impegnativa, che Confesercenti conta di raggiungere attraverso una mobilitazione capillare sul territorio.
GLI OBIETTIVI DELLA PROPOSTA
«Il commercio di prossimità - spiega Landriscina - non è soltanto un presidio economico ma anche un presidio sociale. Dove chiude un negozio, spesso arretra anche la sicurezza e la vivibilità di un quartiere». Da qui la scelta di puntare su una norma che affronti il fenomeno con strumenti concreti di rigenerazione urbana, rivolti tanto ai centri storici quanto alle periferie e ai piccoli comuni, dove la desertificazione commerciale si manifesta con particolare intensità.
Secondo Confesercenti, sostenere l'attività di chi «alza la serranda ogni mattina» significa difendere l'economia locale e preservare quel tessuto sociale ed umano che caratterizza le comunità. Da qui l'appello a cittadini ed esercenti affinché sottoscrivano la proposta, ritenuta un passaggio decisivo per invertire una tendenza che, negli ultimi anni, ha colpito duramente il commercio al dettaglio in tutta Italia.
COME FIRMARE E LE SCADENZE
La sottoscrizione è aperta a tutti i cittadini e può avvenire in due modalità. La prima è quella tradizionale, attraverso la firma fisica presso i banchetti allestiti sul territorio, nei Comuni o nelle sedi delle associazioni di categoria. La seconda è quella digitale, resa possibile dalla piattaforma del Ministero della giustizia, accessibile tramite Spid, Cie o Cns, che consente di aderire in pochi minuti.
Il termine ultimo per raccogliere le 50.000 firme necessarie è fissato al 25 novembre 2026. Solo il raggiungimento di quella soglia permetterà alla proposta di legge di essere discussa in Parlamento, aprendo così, nelle intenzioni dei promotori, una fase di confronto sulle misure da adottare per contrastare lo spopolamento commerciale dei centri urbani e delle aree più marginali del Paese.
