Se n’è andato un testardo innamorato di Trani. Michele Ladogana era così, prendere o lasciare. Il suo amore per la città e per quello in cui credeva lo aveva spesso portato a scontrarsi, talvolta anche duramente, con i responsabili della cosa pubblica inclini piuttosto ad altre priorità.
Gallerista appassionato e competente, Ladogana ha avuto il merito di dedicare alla sua città quasi tutto il tempo libero che aveva svolgendo ricerche, ritrovando documenti e spesso anche riscrivendo la storia.
È merito suo, infatti, se lo stemma della nostra città è ritornato alla sua versione originaria, soppiantando quello sbagliato impresso nel famoso “decreto Salandra”. Il nostro giornale ha vissuto neanche tanto di riflesso quel percorso, lo ha seguito con vivo interesse e non nascondiamo che anche con noi Ladogana ebbe a lamentarsi perché ebbe l’impressione che non credevamo fino in fondo nella Sua tesi. In verità avevamo solo, come sempre, avuto rispetto anche delle altre ma sapevamo, in cuor nostro, che aveva ragione Lui, come in effetti fu.
Quella fu una gran soddisfazione che Michele ebbe in vita. Le altre ci auguriamo che Gli arrivino al luogo privilegiato in cui adesso si trova grazie al buon cuore, se ne avranno, degli attuali e/o futuri amministratori.
Le maggiori battaglie degli ultimi anni, infatti, Ladogana le aveva combattute per onorare degnamente il personaggio che Lui aveva sempre ritenuto il più illustre nella storia recente e non della città, Giovanni Bovio.
Michele Ladogana fu il propulsore del circolo a quegli intitolato e, in particolare delle celebrazioni del 1993, in occasione del centenario della morte, sotto l’egida del commissario straordinario Giuliana Perrotta, che videro la collocazione in piazza della Repubblica, ai piedi del monumento dedicato al grande parlamentare, della stele con la versione corretta di “Inno a Trani”.
Ebbene, quel giorno fu aperta eccezionalmente la casa natale di Bovio, nella omonima via, con l’impegno di renderla un contenitore culturale imperniato interamente sulla sua figura ed opere. Invece, e purtroppo, il progetto non ha mai preso corpo e, adesso, in quell’immobile di proprietà comunale vi è un ordine professionale.
Ladogana ne fu amaramente deluso, come lo lasciò molto amareggiato vedere che il monumento di piazza della Repubblica si deperiva (e tutt’oggi si deperisce sempre più, come da noi ripetutamente foto-documentato) nell’indifferenza generale.
E che dire della statua di San Francesco d’Assisi, da lui fortemente voluta, insieme al compianto farmacista dottor Nicola Ruggieri, realizzata ma poi collocata non nella piazzetta antistante la biblioteca, sede espressamente desiderata dai suoi fautori, ma nella vasca posta in piazza XX Settembre per dare un tono a quell’orrendo solaio del parcheggio sotterraneo?
L’ostinazione di Michele non ha pagato quanto Lui avrebbe voluto. È per questo che oggi Lo ricordiamo con dolore e quel velo di tristezza che non è dovuto solo alla separazione fisica, ma anche alla sensazione che i Suoi “desiderata”, che poi erano non per Lui, ma per la Sua, la nostra amata città, continueranno ancora a lungo a cadere nel vuoto.
Nico Aurora