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Amet, Elgasud e dintorni, Giangualano: «I mali di oggi vengono da più lontano»

L'amore che mi lega alla Città di Trani e le battaglie sostenute in difesa dei suoi interessi, mi spingono ad accogliere la "provocazione" lanciata dal sig. Michele Giuliano con l'intervento, relativo alla vicenda Elgasud - Amet, che qualche giorno fa è stato pubblicato sui maggiori organi di informazione locale.
Mi riconosco diversi difetti ma, di certo, non sono un "muto", o meglio, non rientro in quella categoria di concittadini che, secondo Giuliano, rinuncia a far sentire la propria voce in difesa della Città.
In modo retorico, nel suo articolo, l'ex Consigliere chiede come sia stato possibile sperperare il consistente patrimonio che l'Amet vantava sino alla metà degli anni '90, dovendo ora rinunciare a parte della sua utenza, (s)vendendo il relativo ramo del settore elettrico alla Società Elgasud per esclusive ragioni di cassa.
Ebbene, sicuramente il sig. Giuliano non ha bisogno di alcuna delucidazione, in quanto ricorderà certamente le svariate denunzie sporte in merito all'acquisto del ramo Enel da parte dell'Amet, inspiegabilmente avvenuto per una cifra a nove zeri (oltre 31 miliardi di lire) di gran lunga superiore al ranch di spesa (19-24 miliardi di lire) indicato dalla Società advisor Deloitte, incaricata dagli allora Amministratori della ex Municipalizzata di individuare l'equo prezzo d'acquisto.
Come altrettanto bene rammenterà la "nebulosa" architettura finanziaria predisposta per far fronte alla citata acquisizione (non credo ci sia mai stata una gara pubblica per l'individuazione dell'Istituto di credito che avrebbe effettuato il finanziamento alle condizioni più vantaggiose per l'Azienda).
Di certo, poi, terrà a mente il sig. Giuliano le innumerevoli operazioni di (pseudo)investimento effettuate dai vertici aziendali in assenza di alcun business plan. Tra le tante: la partecipazione alla costituzione della Società pubblica di trasposti STP S.p.A. (notoriamente, le Società di trasporti pubblici hanno un bilancio in perdita, ciononostante, l'Amet ha investito, anche in questo caso, cifre a nove zeri); lo sperpero di risorse finanziarie effettuato per la fitta campagna di publicizzazione del servizio di vendita del gas metano (mai avvenuta); l'iniziativa relativa al catamarano che effettuava il collegamento Trani-Dubrovnik (che non ha mai prodotto utili, ma solo costi per l'Amet).
Solo ora, però, giunti a confronto con la triste realtà in cui versa la principale Azienda pubblica tranese, ci si chiede come tutto ciò sia stato possibile e per quale ragione la Città sia sprofondata in uno stato di torpore diffuso, nonostante in passato siano stati suonati numerosi campanelli d'allarme.
In uno slancio di ottimismo, spero vivamente che anche per l'Amet non valga quella infausta regola secondo cui l'unico modo per riconoscere il valore di un bene prezioso sia perderlo per sempre.

 

dottor Francesco Giangualano

(già presidente Amet Trani)


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