Quest'anno il clima pasquale qui a Santa Helena sembra che si stia sempre più appesantendo dalla "cultura della paura" che si manifesta soprattutto nei continui omicidi, assalti e violenza in genere.
Ecco perché i vescovi del Brasile hanno lanciato durante la Quaresima 2009 una forte Campagna dal tema: "Fraternità e sicurezza pubblica" e a partire dal testo di Isaia (Is 32,17) ci invitano a riflettere e a vivere la Pace come frutto della giustizia.
A questo proposito, vorrei condividere con voi due esperienze forti (una positiva e l´altra, purtroppo negativa) che mi hanno provocato in questi ultimi giorni.
La prima é stata con un giovane di un villaggio di Santa Helena con problemi mentali, di nome Gioachino. Sempre sono solito aiutarlo ospitandolo in casa per dormire, dandogli da mangiare e dandogli dei vestiti. Un giorno stavo chiacchierando con una persona vicino alla finestra quando Gioachino appare alla porta di casa. Gli dico di aspettare un attimo, il tempo di terminare il dialogo iniziato, che subito lo avrei atteso, dandogli qualcosa. Ma lui subito risponde: "Oggi non voglio niente, né soldi, né vestiti, voglio solo un abbraccio!" Questa frase mi ha toccato il cuore, facendomi riflettere quante volte sono (e siamo) abituato a dare "cose" alle persone, ma non "amore", o con amore. Molte volte, infatti, c´é più la logica della "fretta" per "liberarci" di un povero che batte alla nostra casa, piuttosto che la calma del dialogo, della condivisione, della rinascita di una amicizia, insomma di una vera Pasqua...
La seconda esperienza é stata quella di un omicidio di un giovane helenense delinquete, abituato per sopravvivere a rubare animali. Un giorno é stato colto sul fatto mentre rubava in un villaggio, lontano dal centro urbano circa un´ora e mezza di cammino. Il proprietario degli animali non ha esitato a prendere la sua arma e ammazzarlo. Il peggio é che non accontentandosi della sua morte, lo ha legato al suo cavallo e lo ha trascinato fino ai margini della strada in terra battuta, dove poi lo ha abbandonato. ? stato trovato poche ore dopo da un autista e trasportato in ospedale con il corpo tutto dilacerato. Un episodio che non ha bisogno di nessun commento.
Purtroppo, della prima esperienza (o esperienze del genere) i mezzi di comunicazione sociale non ne parlano affatto perché il "fatto" non fa notizia, mentre del secondo episodio, ancora oggi si continua commentando. I media così con la loro martellante propaganda esasperano il nostro senso di impotenza; tuttavia è sempre possibile sottrarsi alla cieca ed ottusa logica della violenza cominciando dal proprio piccolo e dalle proprie scelte personali e quotidiane.
Spesso, infatti, sottovalutiamo il nostro potere di scelta, dimenticando che ogni evoluzione civile e culturale è nata da un piccolo gesto soggettivo, da una autonoma scelta personale, da una testa pensante che si è discostata dal sentire (e dall'agire) comune.
Mai come in questi ultimi mesi il concetto di PACE è stato così profondamente condiviso dai popoli e dagli individui. Nasce inevitabile una domanda: ma noi siamo davvero in pace? Ossia: in pace innanzitutto con noi stessi, coi nostri familiari, con gli amici, coi vicini, coi colleghi, con la natura ed il pianeta? In estrema sintesi: siamo in pace con la nostra coscienza? Possiamo portare la pace intorno a noi se prima non c'è pace nel nostro cuore? Possiamo veramente vivere la pace se c'è violenza e sangue nel nostro piatto? Di certo possiamo evitare fattivamente almeno le violenze di cui siamo personalmente responsabili. Perché dunque non farlo? Oggi più che mai è fondamentale celebrare questa Pasqua con un concreto gesto di Pace, dicendo NO alla guerra e alla violenza, un NO a tutto campo.
Adottare uno stile pasquale di Pace è indubbiamente un gesto concreto di ineguagliabile valore, un modo tangibile per dire un NO fermo e deciso ad ogni forma di sfruttamento e di violenza totalmente gratuita.
Scegliamo dunque di vivere uno stile meno intriso di violenza e di crudeltà di cui possiamo disporre, impariamo ad esercitare la nonviolenza come forma concreta di vivere la pace e la giustizia in noi, nel nostro ambiente, nei nostri rapporti quotidiani.
Non dobbiamo dimenticare, infatti, che per entrare nel mistero della risurrezione e diventare testimoni del Risorto bisogna prima di tutto conoscere il dolore. Chi è superficiale e perciò non conosce i termini veri dell'esistenza, o perché si illude, o perché si stordisce dietro a falsi successi, non potrà mai capire questo evento che è il Risorto. Rimanere lontani dai luoghi della sofferenza, significa rimanere lontani anche dalla risurrezione.
Come ci ricorda il nostro Papa Benedetto XVI: "Dal Cristo Risorto, primizia dell'umanità nuova, rigenerata e rigenerante, è nato il popolo dei 'poveri' che hanno aperto il cuore al Vangelo e sono diventati 'querce di giustizia', 'piantagione del Signore per manifestare la sua gloria', ricostruttori di rovine, restauratori di città desolate, stimati da tutti come stirpe benedetta dal Signore (cfr Is 61,3-4.9). Il mistero della risurrezione del Figlio di Dio, che, salito al cielo accanto al Padre, ha effuso su di noi lo Spirito Santo, ci fa abbracciare con un solo sguardo Cristo e la Chiesa: il Risorto e i risorti, la Primizia e il campo di Dio, la Pietra angolare e le pietre vive, per usare un'altra immagine della Prima Lettera di Pietro (cfr 1 Pt 2,4-8). Così avvenne all'inizio, con la prima comunità apostolica, e così deve avvenire anche ora.
Dal giorno della Pentecoste, infatti, la luce del Signore risorto ha trasfigurato la vita degli Apostoli. Essi ormai avevano la chiara percezione di non essere semplicemente discepoli di una dottrina nuova ed interessante, ma testimoni prescelti e responsabili di una rivelazione a cui era legata la salvezza dei loro contemporanei e di tutte le future generazioni.
La fede pasquale riempiva il loro cuore di un ardore e di uno zelo straordinario, che li rendeva pronti ad affrontare ogni difficoltà e persino la morte, ed imprimeva alle loro parole un'irresistibile energia di persuasione. E così, un manipolo di persone, sprovviste di umane risorse e forti soltanto della loro fede, affrontò senza paura dure persecuzioni e il martirio".
? questo annuncio della risurrezione di Cristo e della sua presenza vivificante nella Chiesa, che noi dobbiamo ripetere al mondo d'oggi. Anche nel nostro cammino Gesù si fa presente e si manifesta a noi quale Salvatore di tutta l'umanità. L'Eucaristia è l'esperienza più forte dell'incontro del Risorto con la comunità dei credenti in lui.
Come quelle donne che accompagnarono Gesù, e anche morto furono a cercarlo, cerchiamolo anche noi per ritrovarlo non più crocifisso, ma risorto. Solo così potremo diventare discepoli e testimoni veritieri e credibili.
Pasqua è il tempo per contemplare il volto splendente di Gesù Risorto, e per chiedergli che dissipi ogni annidarsi di pensieri tristi, di sospetti e sentimenti depressivi, di amarezze, di previsioni pessimistiche, quelle che a volte sono in noi. Con l'antichissima sequenza, cantiamo in cuore: "Cristo, mia speranza, è risorto!". E comunichiamo speranza di sguardo, di sorriso, di aiuto a quanti avviciniamo. Ecco la grande notizia, la più bella, la più importante che potevamo sentire e comunicare ad altri.
Auguri di Buona Pasqua a tutti voi!Vostro, sac. Mario Pellegrino(missionario in Brasile)