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Vertenza Franzoni, lo sfogo di un dipendente in una lettera aperta alla città

Nel 1991sono stato assunto come operaio in un'industria tessile, la "Franzoni Filati s.r.l." costituita a Trani dal Gruppo Franzoni, grazie anche ai finanziamenti percepiti con la Legge 488.
Nell'anno 2000 a seguito di un buon andamento del mercato e di una maggiore richiesta di produzione, l'azienda ha provveduto ad assumere altre 50 unità lavorative (oltre alle 120 già esistenti), usufruendo di ulteriori finanziamenti agevolati della legge 488 per l'acquisto di nuovi macchinari. A partire dell'anno 2004, sono cominciati i primi problemi a causa di una crisi settoriale, dovuta per la maggior parte ad una concorrenza sleale dei paesi asiatici, capaci di produrre lo stesso prodotto ad un prezzo più conveniente (almeno queste sono state le dichiarazioni ufficiali dei vertici aziendali).
Tutto è cominciato con i primi tagli alla produzione, i primi mesi di cassa integrazione fino alla proclamazione di un esubero di 80 unità lavorative.
I sindacati che ci sostenevano avevano preventivato, a seguito di comportamenti poco chiari da parte della Franzoni Filati, la chiusura dello stabilimento, ma poco hanno fatto per tutelare pienamente i nostri diritti.
Nell'agosto del 2007, l'azienda ha chiuso per ferie senza più riaprire e dichiarando la cassa integrazione a zero ore per tutti i suoi 170 dipendenti.
Nello stesso periodo i dirigenti della Franzoni Filati, hanno provveduto a trasferire la maggior parte dei macchinari dello stabilimento di Trani, presumibilmente, nel nuovo stabilimento in Bosnia, macchinari che sarebbero sotto il vincolo della legge 488. Dando cos'ì chiara dimostrazione che, a mio parere, si sarebbe trattato di una strategia aziendale che mirava a ridurre i costi (in questo caso del personale), e non dovuta certo ad una mancanza di commesse come l'azienda ha sempre sostenuto.
Nulla è stato fatto per impedire il trasferimento all'estero dell'azienda.
Sindacati, Regione e Comune poco hanno potuto o "voluto" fare per risolvere una situazione angosciante per le 170 famiglie che si ritrovano ad oggi con un futuro lavorativo nell'incertezza più assoluta e con il licenziamento alle porte.
Tutti pronti ad esprimere la loro piena solidarietà, che a nulla serve per la risoluzione del catastrofico problema del licenziamento, specie per chi non è più in fertile età lavorativa e con a carico moglie, figli e mutuo per la casa.
Mi rivolgo al grande senso di responsabilità che tutte le Istituzioni dovrebbero avere, chiedendo che venga tutelato il nostro diritto al lavoro così come contempla l'art. 1 della Costituzione Italiana, perché se è vero che essa deve rappresentare la nostra "stella polare", in questo momento per me la sua luce si è spenta ed io mi sento sempre meno fiero di appartenere a questo Paese.
Francesco Lanotte

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