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Sindaco filmato e indagato, magistrati divisi

Magistrati tranesi divisi sull'investigazione "fai da te" di Pietro Lestingi, il giostraio tranese che ha filmato ripetutamente gli spostamenti del sindaco, Giuseppe Tarantini, da casa verso l'ospedale, presso cui presta servizio, accompagnato in auto del comune da un vigile urbano. Il cittadino ha prodotto al procuratore capo, Carlo Maria Capristo, un filmato che punterebbe a provare il presunto reato di peculato, giacché la circostanza è stata contestata in tredici episodi, tutti filmati.
Il sostituto titolare dell'inchiesta, Bruna Manganelli, ha tuttavia ritenuto di richiedere l'archiviazione del procedimento a carico del primo cittadino perché l'uso dell'auto di servizio parrebbe irrilevante nel tempo e nello spazio, poco frequente e non oggettivamente riconducibile all'attività lavorativa del capo della giunta, che si sarebbe potuto recare in ospedale anche per motivi istituzionali. Oltre tutto, l'investigazione è stata condotta non con i canonici mezzi dei competenti organi di polizia giudiziaria e, pertanto, non rivestirebbe caratteri pienamente oggettivi.
Il Gip Roberto Oliveri del Castillo, a sua volta, non ha accolto la richiesta di archiviazione e ha convocato per il 9 ottobre la camera di consiglio in cui approfondire la vicenda.
Tarantini a dir poco ed amareggiato per qust'ennesima inchiesta a suo carico, è parso non non scomporsi più di tanto: "Desidero ringraziare di tutto cuore tutte le forze politiche e i consiglieri che hanno inteso esprimermi la loro vicinanza - sono state le prime dichiarazioni del sindaco -, quantunque, "more solito", nulla mi è stato ancora comunicato o notificato ufficialmente. Ringrazio anche tutti gli amici e i comuni cittadini che continuano a sorprendersi, insieme a me, nel vedermi protagonista delle cronache giudiziarie. Da tutti loro ricavo la forza per proseguire nel mio mandato nonostante la nostra città viva un periodo storico veramente singolare".
La singolarità, secondo Tarantini, è nella misura in cui "a Trani si può infatti aggredire il sindaco mentre mangia una pizza con gli amici o irrompere nel suo ufficio armati di mazzuola da muratore senza particolari immediate conseguenze. Al Sindaco, però, si contesta tempestivamente il peculato d'uso dell'auto di servizio se questa viene utilizzata per accompagnarlo nei suoi spostamenti da casa all'ospedale e da qui alle sedi istituzionali".
Insomma, due pesi e due misure a seconda del fatto se il sindaco sia protagonista attivo o passivo di certi episodi, ma su questo, non negando le circostanze tarantini precisa: "Data la carenza di operatori di Polizia municipale, ho da tempo chiesto di rinunciare sia all'auto, sia al vigile che la conduce, tanto che quando posso vado in bicicletta. Ma il comandante Modugno - aggiunge il primo cittadino -, come risulta dagli atti, ha disposto, in accordo con le altre forze di polizia del territorio, che tutto ciò continuasse per motivi legati alla sicurezza della mia persona. I fatti pare abbiano dimostrato che avesse una qualche ragione, visto che è stato possibile per un soggetto, fra le altre cose, pedinarmi e riprendermi con una videocamera per un numero imprecisato e indefinito di giorni senza alcun problema".
Insomma, Tarantini difende l'utilizzo limitato nel tempo e nello spazio dell'auto blu, invoca la tutela della sua privacy e si dice "convinto che anche questo episodio confermerà la regolarità del mio comportamento e finirà per rafforzare la credibilità dell'amministrazione e la mia onorabilità personale".
A pochi giorni di distanza, i piani si sono in qualche modo ribaltati. Lestingi si è visto sequestrare l'auto per la mancata esposizione di un contrassegno dell'assicurazione in regola. Il mezzo, infatti, risultava da tempo parcheggiato in via Malcangi, esponendo sul parabrezza un tagliando con scadenza 2003. Il sequestro, secondo quanto ha riferito il comandante della Polizia municipale, Antonio Modugno, è nato da una segnalazione di cittadini che lamentavano la lunga permanenza dell'auto nello stesso punto, tanto da avere creato sporcizia per l'impossibilità di intervenire da parte dei mezzi di spazzamento stradale.
Sullo sfondo di tutto questo, l'irrisolto nodo delle giostrine di Lestingi trasferite in maniera coatta da piazza Plebiscito a via Chiarelli nonostante lui avesse sempre ritenuto che nell'area di destinazione fossero abusive in quanto demaniale. Non si è mai arrivati, da allora, ad un accordo, e con il tempo i rapporti si sono inaspriti, fra proteste plateali, scioperi della fame, manifesti e, sicuramente, querele e controquerele. Peccato.

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