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«Usura express», Trani squarcia il velo

«Prima ancora dell’inchiesta giudiziaria che stiamo conducendo, la raccomandazione che voglio rivolgere a tutti i cittadini titolari di carte di credito “revolving” è di prestare massima attenzione agli estratti conto bancari, soprattutto quando le rate non vengono versate per tempo. Fa comodo ottenere in prestito denaro in questo modo, ma ci sono momenti in cui bisogna riflettere su queste cose con grande attenzione».

Parla e si comporta come il buon padre di famiglia il procuratore capo di Trani, Caro Maria Capristo, con riferimento all’operazione che ha visto la Procura della Repubblica di Trani tornare protagonista di un’inchiesta a carattere nazionale, avendo trasmesso due informazioni di garanzia ai rappresentanti legali di “American express”, indagati per i reati di truffa ed usura aggravata continuata, tentata e consumata, per gli interessi moratori applicati sulle carte di credito del tipo “revolving”.

Si tratta di carte che consentono al cliente di ottenere un prestito, da rifondere poi attraverso il pagamento in soluzione unica o in rate trimestrali. In questo caso, però, quando, però, le rate non venivano onorate, si applicava un tasso d’interesse moratorio che superava le soglie di salvaguardia e diventava usurario. Probabilmente accade così da molto tempo, quasi certamente molti utenti, ignari, hanno pagato senza battere ciglio, ma qualcuno di loro ha voluto vederci chiaro e denunciare i fatti alla magistratura.

Sio è così messa in moto un’indagine, partita da una querela, e che ha permesso al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Bari di accertare, per il momento, tre casi verificatisi a Molfetta, Terlizzi e Barletta fra il 2007 ed il 2008. Nella fattispecie, per un prestito rilasciato di 2600 euro ed una rata fissata a 129 euro, la società “America express” ha richiesto al cliente, per una rata non pagata, una somma di 686 euro. Non si escludono molti altri casi sia nel territorio di competenza del nostro tribunale, sia nel resto d’Italia, protagoniste anche altre società di intermediazione bancaria.

Nello specifico, il titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Michele Ruggiero, ha spiegato che «sia il perito di parte, sia quello da noi nominato sono stati concordi nell’accertare il superamento del cosiddetto tasso soglia sugli interessi moratori, che nel caso denunciato sarebbero dovuti essere, per legge, del 25,23 per cento ed invece si sono riscontrati del 54,21 per cento».

Come detto, l’ammontare del debito di una revolving card non è predeterminato, ma versato in un’unica soluzione o rimborsato a rate costanti fino a completa estinzione. In questo caso, il cliente ha una linea di credito, utilizzabile in più soluzioni e che si ricostituisce man mano che si effettuano i rimborsi. Il debito può variare di mese in mese a seconda degli utilizzi che il possessore ne fa nel rispetto del fido concordato. La rata di rimborso, quindi, non è predeterminata ma può variare purché non sia inferiore ad un importo minimo fissato dal finanziatore. Ecco, quindi, dove nasce il problema: «Gli interessi sulle revolving – spiega ancora Ruggiero – vengono calcolati attraverso i normali Taen e Taeg, ma le specifiche caratteristiche di dette carte rendono impossibile il calcolo del Taeg secondo le modalità previste dalla legge. In tale prospettiva, si può solo calcolare un Taeg “teorico” costruito su ipotesi di utilizzo della linea di fido e delle entità delle rate di rimborso. Il nostro consulente le tre pratiche oggetto di inchiesta e ha accertato l’applicazione da parte di America express di interessi moratori usurari, con un Taef rispettivamente pari al 46,32 per cento, 251,20 per cento e 108,99 per cento, in tutti e tre i casi superiore, quindi, al tasso soglia di riferimento del 28,92».

Capristo ha assicurato la massima disponibilità dell’organo che presiede sia nei confronti della Banca d’Italia, che a sua volta ha già avviato le proprie verifiche, sia verso le altre procure italiane che potrebbero essere state interessate da analoghe denunce. “Ma quello che è più importante – chiarisce Capristo – è che il cittadino sappia che siamo dalla sua parte, a difendere i suoi diritti e, soprattutto, quelli di chi, in evidenti difficoltà economiche, si rivolge a queste società per ottenere con le “revolving”, che assicurano un prestito anche in assenza di fondi sul conto corrente bancario”.

Le carte oggetto d’indagine sono state bloccate e l’indagine prosegue in maniera capillare per accertare altri possibili e numerosi casi andando a ritroso nel tempo. “Sicuramente – ha concluso Capristo -, questa è solo la punta dell’iceberg. Lavoreremo in maniera puntuale precisa perché siamo certi che anche in molti altri casi si siano apertamente eluse le norme di salvaguardia che gli istituti eroganti i prestiti sono tenuti per legge a rispettare, prescindere delle innumerevoli e spesso incomprensibili norme contrattuali”.

 

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