La Corte dei conti ha inviato al Comune di Trani una nota per chiedere chiarimenti in merito alla delibera del 19 dicembre 2003 con cui il consiglio comunale approvò l’aumento delle indennità dei consiglieri comunali.
L’adeguamento dei compensi fu adottato “ope legis” perché, con la legge parlamentare istitutiva, Trani era diventata capoluogo di provincia. Secondo la magistratura contabile, invece, l’aumento delle indennità si sarebbe potuto effettuare soltanto quest’anno, e precisamente dopo le consultazioni provinciali che hanno eletto il primo presidente e consiglio della nuova provincia.
Il Comune controdedurrà affermando che, peraltro, nel 2007 si sono celebrate elezioni amministrative a Trani prevedendo l’aumento del numero dei consiglieri, da 30 a 40, proprio in ossequio allo “status” di capoluogo di provincia della nostra città. Su tale circostanza nessun organo ha eccepito e, dunque, si intravedrebbe una presunta contraddizione fra le censure di carattere contabile e questo quadro invero unanimemente riconosciuto.
Tuttavia la Corte dei conti, probabilmente mossa ad intervenire dall’esposto di un partito, pare intenzionata a non recedere e potrebbe chiedere ai sedici consiglieri comunali di maggioranza che approvarono quel provvedimento la restituzione delle somme indebitamente percepite per cinque anni, calcolate intorno ai 9000 euro per ciascun consigliere.
Somme che, peraltro, sono state percepite anche da tutti gli altri consiglieri comunali, motivo per cui i sedici potrebbero a loro volta esercitare il diritto di rivalsa nei confronti degli altri colleghi.
