Giuseppe Grossi, da molti soprannominato «il re delle bonifiche», amministratore delegato della Green holding, azienda che controlla l'inceneritore Rea di Dalmine, è stato arrestato ieri.
La Guardia di finanza, infatti, ha eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nell'ambito dell'inchiesta sulla bonifica dell'area Santa Giulia e tra queste una è proprio nei confronti di Grossi, maggior imprenditore italiano delle bonifiche ambientali di ex aree industrali. Il manager è indagato per appropriazione indebita e frode fiscale.
Rossi è anche vice presidente della Rea Trani, la società mista formata da Amet Trani e Noyvallesina engineering, sempre di Dalmine, aggiudicataria con la giunta regionale Fitto di un bando pubblico per un impianto di termovalorizzazione nel il bacino Bari 1. Il governo Vendola ha revocato quel bando.
Il termovalorizzatore di Trani prevedeva un investimento complessivo pari a 100 milioni di euro. L’impianto avrebbe prodotto circa 160 milioni di kwh annue di energia. I comuni avrebbero pagato alla Rea Trani 71 euro a tonnellata per i rifiuti conferiti. Da questa operazione l’Amet avrebbe un utile di circa 2 milioni l’anno. Erano previste 40 assunzioni dirette e manodopera locale per la costruzione dell’impianto.
Non è un bel momento per i vertici della Rea. L’arresto di Giuseppe Grossi ha fatto scalpore in tutta Italia, ma bisogna anche ricordare il rinvio giudizio ed una richiesta di rinvio a giudizio a carico del presidente, Alfonso Mangione, per le inchieste della Procura di Trani rispettivamente sulle Estati tranesi 2005 e 2006 e sull’appalto dei contatori digitali.
Le vicende , peraltro, nulla hanno a che fare con l’iter del termovalorizzatore e, soprattutto, con l’attuale amministrazione e gestione di Amet Spa.
(foto Luciano Zitoli)
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