Umberto Cormio, presidente della sezione estrazione e lavorazione marmi della Confindustria di Bari, e Pasquale Battaglini, presidente del Cogeser, il consorzio delle aziende di lavorazione di marmi e pietre, hanno redatto un documento che, nel corso del consiglio comunale dell’altro giorno, era stato consegnato al presidente dell’assemblea, Giuseppe Di Marzio, perché ne desse lettura aprendo un dibattito. «Non abbiamo potuto farlo – spiega Di Marzio – solo perché l’argomento non era iscritto all’ordine del giorno, ma mi sono personalmente attivato dopo la seduta e ho incontrato i due firmatari della nota insieme con il dirigente dell’Ufficio tecnico (Giuseppe Affatato, ndr). In realtà il progettista ha già fornito alla Regione i chiarimenti richiesti, ma è necessaria una delibera del consiglio perché da Bari rilascino di nuovo i permessi. Presto l’approveremo».
Ecco, di seguito, la nota.
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II Comune di Trani - con delibera consiliare n. 8 del 31.3.2009 – ha provveduto alla definitiva approvazione del Piano Urbanistico Generale, all'esito di una complessa e "sofferta" procedura nel corso della quale sono stati altresì emanati atti e determinazioni dell'Amministrazione Regionale, come prescritto dalla vigente normativa di settore.
Le previsioni del Piano anzidetto arrecano gravissimo pregiudizio agli imprenditori operanti nel settore estrattivo, ovvero nel comparto lapideo, che a Trani, com'è noto, ha una sua storica "roccaforte".
Le norme tecniche di attuazione del Piano stesso, infatti - per come formulate - sono idonee a precludere la possibilità che vengano rilasciate autorizzazioni per l'apertura di nuove cave. Ciò confligge con elementari canoni di ragionevolezza e "buon senso", oltre che con le previsioni del Piano Urbanistico Territoriale Tematico per il Paesaggio e del Piano Regionale delle Attività Estrattive, ovvero di piani su scala regionale dei quali doveva tenersi conto in sede di redazione del P.U.G.
Quest'ultimo invece - per la sua portata assurdamente interdittiva - stravolge e "sconquassa" l’'assetto che i piani anzi detti avevano impresso alla regolamentazione dell'attività estrattiva, con particolare riferimento all'individuazione delle aree assoggettabili all'esercizio dell'attività medesima. Aree che, come si è detto, nel Comune di Trani paiono, di fatto, cancellate, anche lì dove le cave esistono da molti decenni e non si ravvisa la sussistenza di alcun vincolo paesaggistico, ambientale, idrogeologico o di qualsivoglia altra natura (ragione, questa, per cui i citati piani regionali avevano ivi previsto la possibilità di esercitare l'attività estrattiva).
Non possiamo e non vogliamo pensare che le anzi dette previsioni del P.U.G. siano il frutto di un lucido e consapevole disegno, poiché se cosi fosse ci troveremmo in presenza di un atto di grave ed ingiustificabile irresponsabilità (Trani non è forse la “Città della Pietra”?).
Più verosimilmente, le scelte del P.U.G. paiono il frutto di una certa disattenzione rispetto alla materia in oggetto, ed anche di una qualche "sciatteria" nella formulazione delle Norme tecniche d’attuazione. Disattenzione che, viceversa, non si ravvisa nelle scelte di natura più propriamente urbanistica, direttamente incidenti sul comparto dell'edilizia, il quale ha, comprensibilmente, salutato con favore l'approvazione del P.U.G.
Abbiamo già in varie sedi ed incontri manifestato a codesta Amministrazione lo scontento della categoria che rappresentiamo, fortemente delusa da quelle scelte e gravemente preoccupata per il futuro del comparto lapideo, già attraversato da una profonda crisi avente radici di natura economica e commerciale. Le rassicurazioni che ci sono pervenute non hanno fino ad oggi portato all'adozione di concrete e formali determinazioni idonee ad emendare i gravi vizi ed "errori" insiti nelle previsioni e prescrizioni del P.U.G.
