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La spallata dello Stato al boss, ecco la storia delle confische contro Annacondia

L’arrivo a Trani del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riapre pagine importanti della storia recente di Trani.

Oggi, infatti, si inaugura una delle tre proprietà appartenute al boss Salvatore Annacondia e confiscategli dallo Stato.

Reca la data del 17 agosto 1992, infatti, il decreto del Tribunale di Bari, sezione misure preventive, che dispose la confisca di ben tre beni immobili appartenuti al boss tranese Salvatore Annacondia, quantunque intitolati a suoi prestanomi. Il decreto fu confermato il 30 giugno del 1993 dalla Corte d’appello di Bari e reso definitivo dalla Cassazione il 31 gennaio del 1994. Le tre proprietà furono ufficialmente acquisite al patrimonio immobiliare comunale con decreto della Direzione centrale del demanio presso il Ministero delle finanze il 7 settembre 1999

Il più famoso dei tre beni, era l’immobile al piano terra di via Ognissanti 35, ieri denominato “Ristorante ai Templari”, oggi sede distaccata presso la darsena comunale della Polizia municipale. La seconda ex proprietà dell’Annacondia era un capannone in zona industriale, precisamente in contrada Curatoio, che presto sarà adibito a fini sociali ospitandovi associazioni del terzo settore.

Il terzo immobile, quello di stamani, è una porzione dello stabile sito al civico 36 di piazza Mazzini, ieri civile abitazione, oggi prossima a divenire sede di polizia giudiziaria, nella disponibilità della Procura della Repubblica presso il tribunale di Trani, di Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia municipale locale. Inizialmente l’immobile era stato destinato a sede distaccata della Polizia di Stato, ma il recente trasferimento del Commissariato alla nuova sede di via Sant’Annibale Maria Di Francia ha fatto venire meno le esigenze logistiche di quella previsione, lasciando campo libero alla soluzione odierna.

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