Grazie all’opera di magistrati coraggiosi e di forze dell’ordine realmente presenti sul territorio questa organizzazione è stata sgominata, e la nostra città, come una nave dall’albero maestro ben saldo, ha saputo superare la bufera. Il nostro bellissimo cento storico è stato teatro di omicidi e sparizioni, oggi è meta di turisti da tutto il mondo e vi convivono tutte le religioni. Tutto questo è stato possibile soltanto grazie alla collaborazione fra le istituzioni. E questa piazza ne è la rappresentazione plastica più evidente. Vi è stato per trent’anni il cantiere della chiesa di San Luigi, finalmente restituita alla comunità. Sempre qui vi era un bagno pubblico orrendo, rimosso per ripristinare una piazza vivibile. Ed in quella palazzina che inauguriamo oggi si vendeva la droga in maniera quasi ufficialmente riconosciuta. Oggi quel bene che fu dei mafiosi torna alla collettività e passa alle forze dell’ordine: si chiude un cerchio. Come già era accaduto per l’ex ristorante, affidato alla Polizia municipale e come accadrà per il capannone, da destinare alle associazioni. Ma perché il cerchio si chiuda del tutto, questo palazzo è giusta che abbia un nome, perché sia riconosciuto da tutti: io propongo un errore della lotta alla mafia, colui che è andato più di ogni altro incontro al suo destino, pur conoscendolo da tempo: Paolo Borsellino.
