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Maroni a Trani, il procuratore Capristo: «Oggi si riafferma un'antimafia sociale e dei diritti»

Questa manifestazione premia il coraggioso impegno investigativo profuso dalle forze dell’ordine intorno alla metà degli anni ’90, coordinate da valorosi colleghi dell’Ufficio del pubblico ministero di Trani. Furono loro che nel 1997, dopo lunghe e complesse indagini, chiesero ed ottennero dal Gip di Bari il rinvio a giudizio di 182 persone, tutte in vincoli, in relazione a 141 capi d’imputazione. Mi riferisco all’ormai noto “Processo Dolmen”, che nei capi d’accusa individuava cinque organizzazioni dedite allo spaccio di sostanze stupefacenti e, soprattutto, tre associazioni di stampo mafioso: clan Annacondia, operativo su Trani con ramificazioni in ambito di Bisceglie; clan Cannito, operativo su Barletta; clan Spera-Lattanzio, antagonista del precedente ma sempre attivo su Barletta e zone limitrofe. In questo scenario abbiamo assistito a 32 omicidi consumati, 5 tentati omicidi ed un numero non contenibile di rapine, estorsioni, traffico d’armi e quant’altro. Ma a nulla sarebbe valso il lavoro profuso agli inquirenti se non ci fosse stato in seguito quello degli altrettanto valorosi giudici di Trani. Ci tengo davvero a ricordare i giudici togati e popolari della Corte di assise di Trani: il presidente, dottor Francesco Zecchillo, e, a latere, il dottor Michele Nardi. Hanno gestito un complesso e delicato dibattimento, durato anni, per complessive 303 udienze, verificando sempre e con scrupolo sia le posizioni dell’accusa, rappresentata allora dal pubblico ministero antimafia dottor Giannella, oggi procuratore aggiunto sempre qui a Trani, sia quelle della difesa degli imputati, costituita da ben 79 illustri avvocati del Foro di Trani e di Bari. Sono stati esaminati dalla Corte d’assise di Trani ben 24 collaboratori di giustizia ed oltre 1200 posizioni testimoniali. La sentenza di condanna, pronunciata il 28 gennaio 2006, ha inflitto 31 ergastoli e circa 1070 anni di reclusione.

Ma vi è di più. Il corposo provvedimento di primo grado ha poi superato anche il vaglio dei giudici della Corte d’assise di appello di Bari, presidente Napoleone, che hanno accolto, con sentenza del 24 gennaio 2008, le richieste di conferma delle condanne da parte del procuratore generale, rappresentato dal sottoscritto. Solo da pochi mesi possiamo affermare che la Suprema corte di cassazione, rigettando le istanze di alcuni difensori, ha posto il sigillo della definitività sulle condanne inflitte. 

Ma tutto ciò non sarebbe stato possibile senza una legislazione antimafia di sostegno. Il governatore Vendola, che all’epoca era vice presidente della Commissione antimafia, ricorderà le numerose audizioni fatte in Prefettura sulla criminalità del nord barese e sulla esigenza di una normativa che ci consentisse di operare con efficacia per una seria e risolutiva lotta alla mafia, ma anche di raccogliere riscontri puntuali sulle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia. Oggi lo strumento della confisca dei beni consente di distruggere il capitale sociale della mafia. Quanto al “pacchetto sicurezza” approvato lo scorso 8 agosto, a prescindere di ogni valutazione politica, che alla magistratura non compete, riconosciamo che ha previsto una serie di efficaci strumenti di contrasto alla criminalità organizzata.

Oggi più che mai, qui, riecheggiano le parole del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa nell’intervista resa nel 1982 a Giorgio Bocca: «La mafia non è un fenomeno criminale fine a se stesso. Ciò che più interessa è la dimensione economica dell’inquinamento mafioso, e le confische sono lo strumento più efficace contro Cosa nostra e tutte le consorterie criminali». Alcuni giorni dopo, il 3 settembre, Dalla Chiesa veniva barbaramente assassinato. Oggi si riafferma una lotta antimafia sociale e dei diritti. Ma guai se oggi credessimo di avere debellato ogni fenomeno. Il mio ufficio ha già costituito un gruppo di lavoro ad hoc, non solo per reprimere, ma anche per monitorare la crescita dei gruppi malavitosi del territorio. Contiamo sulla collaborazione dei cittadini: non più omertà, ma collaborazione civile per regalarci tante altre belle giornate come questa.


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