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Rischia di morire per il diritto alla casa

Un diritto che diventa una colpa. Una casa ottenuta per legge che diventa uno sgarro ai danni di altri. È veramente incredibile ed allo stesso tempo inquietante lo scenario in cui si è consumato il grave fatto di cronaca avvenuto mentre andiamo in stampa.

Un vero e proprio tentato omicidio si è registrato in via Superga, nell’androne di una palazzina di alloggi popolari. Proprio le case polari sono il motivo che ha acceso l’ira degli aggressori e rischiato di vedere morire l’aggredito. Lo ha salvato, di fatto, la figlia incinta, il cui coraggio d’intervenire e frapporsi fra il padre, già riverso a terra in una pozza di sangue, ed i loro aggressori è stato determinante. Alla fine i due sono fuggiti ma, nel giro di poche ore, il cerchio intorno a loro si è chiuso e la polizia li ha arrestati.

Il fatto è accaduto nella mattinata di mercoledì scorso. All’interno del portone del civico 33, riverso per terra in una pozza di sangue, il 45enne Vito Piumella. Accanto a lui, la figlia, in evidente stato di gravidanza, che riferiva che il padre era stato aggredito poco prima da due vicini di casa, successivamente identificati per Domenico Tucci, tranese 63enne, con precedenti,  e suo figlio Riccardo, di 26 anni.

Dai primi accertamenti effettuati si appurava che i predetti, armati con un bastone ed un coltello, avevano più volte colpito il Piumella e solo il provvidenziale  intervento della figlia, accorsa dopo aver udito le urla del padre, aveva impedito che gli stessi continuassero a colpirlo portando il reato fino alle estreme conseguenze.

La scena che si presentava agli occhi della giovane donna, precipitatasi per le scale fino all’androne condominiale, era impressionante: il padre per terra, sporco di sangue, e su di lui i due Tucci che si accanivano, uno con in mano un coltello di grosse dimensioni, con la lama sporca di sangue, e l’altro che impugnava un bastone di media dimensione, con il quale colpiva il padre ripetutamente sulla testa e su varie parti del corpo.

La giovane donna, nonostante il suo stato, non esitava a lanciarsi contro i due individui per cercare di bloccarli e, nonostante venisse allontanata in malo modo, con uno spintone che la faceva finire in terra, si rigettava sul corpo del padre, che nel frattempo i due aggressori stavano cercando di trascinare fuori del portone. La resistenza opposta e le urla di aiuto della donna facevano desistere i due colpevoli, che scappavano via.

Sul posto interveniva quindi un’ambulanza del 118, che trasportava il Piumella, in gravissime condizioni, presso il locale ospedale, ove veniva immediatamente sottoposto ad un delicato intervento chirurgico e successivamente trattenuto in prognosi riservata. Le sue condizioni, al momento di chiudere il giornale, sono ancora gravi. Nell’aggressione ha riportato un trauma penetrante del torace e dell’addome con ferite multiple da arma bianca, una profonda ferita da taglio della regione temporale sinistra ed ferita da taglio al ginocchio destro.

Una volta soccorso il Piumella, il personale della squadra volante intervenuto allertava il Commissariato e si avviavano immediatamente le ricerche dei due Tucci. I predetti venivano ricercati incessantemente presso tutti i luoghi da loro frequentati e presso i domicili di parenti e conoscenti.

Pressati dalle incessanti e insistenti ricerche, messi alle strette, i due indagati si determinavano a cessare la loro fuga per sottrarsi alla cattura e venivano tratti in arresto e tradotti nella locale casa circondariale, a disposizione dell’autorità giudiziaria procedente, il sostituto procuratore Mirella Conticelli. L’accusa è di tentato omicidio in concorso e di porto ingiustificato di strumenti atti ad offendere. Si può anche ipotizzare la premeditazione, giacché non è rituale vedere qualcuno circolare con coltello e bastone. Le armi utilizzate per commettere il delitto, peraltro, non sono state rinvenute poiché gli indagati se ne erano disfatti.

Il movente del reato, però, è molto chiaro. Gli inquirenti  lo ritengono collegato ai pregressi litigi tra la  famiglia Tucci e la famiglia Piumella, tra le quali sussiste grave astio a causa di una querelle per conseguire l’assegnazione di un alloggio dello Iacp, attualmente assegnato e occupato dal nucleo familiare di Piumella. Tale definizione del contrasto in favore del Piumella non è mai stata pacificamente accettata dai Tucci: in quella casa, prima dell’arrivo della famiglia Piumella, ci viveva, a detta della polizia abusivamente, la figlia di Domenico Tucci (a sua volta residente nello stesso stabile), che non ha gradito la separazione fisica da lei imputandone la responsabilità al Piumella.

Purtroppo, come si evince da questa ricostruzione finale, il tentato omicidio di Vito Piumella nasce e si sviluppa in uno scenario di grave deriva sociale, quella in cui purtroppo si alimentano atti inconsulti ed irresponsabili che possono anche provocare la perdita di vite umane, come stava accadendo in questo caso.

Ma qui, a fare da contrasto a questo sfondo di lacerante degrado sociale, si erge la figura della figlia del Piumella, il cui coraggio di rischiare a sua volta la vita pure essendo incinta merita di essere additato come pubblico esempio e, forse, lo suggeriamo al sindaco, un pubblico encomio da parte dell’amministrazione comunale.


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