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Sant'Anna, sospesi fra la storia

Sant’Anna, già sinagoga, poi chiesa cristiana, oggi è definitivamente museo. Il fatto, poi che la Curia, proprietaria del bene, lo abbia destinato a sezione ebraica del Museo diocesano, testimonia non soltanto la volontà di completare nel modo più corretto possibile, dal punto di vista storico e filologico, il restauro di Sant’Anna, valorizzandone lo status originario di “scola” e, pertanto, valutando che il migliore contenitore possibile dei tanti reperti ebraici oggi disponibili fosse proprio quest’immobile e non altri.

Quello che di Sant’Anna colpisce è l’impatto visivo complessivo, che illustra in ogni angolo le epoche storiche di questo edificio, scoprendo e mostrando quello che c’era e si conosceva, ma anche quello che c’era e s’ignorava.

I reperti contenuti, a loro volta, riguardano la storia ebraica cittadina dei secoli compresi fra il XIII ed il XV, sia posseduti dall’Arcidiocesi, sia provenienti da prestiti e donazioni. Dallo scorso 8 novembre, giorno dell’inaugurazione, si possono ufficialmente ammirare lapidi sepolcrali ebraiche, frammenti di una bibbia ebraica e una “mezuzah”, quella che ha fatto trasalire prima, per il suo casuale ritrovamento, ed appassionare poi il curatore scientifico del museo, Cesare Colafemina, autentica anima di quest’operazione che esalterà viepiù la Trani turistica e culturale.

Giorgio Gramegna, progettista del restauro insieme con Enrico Cassanelli, oltre a porre davanti a tutto il lavoro oscuro delle maestranze dell’impresa Comest, di Giuseppe Storelli, ha sollecitato la Diocesi a prevedere un ticket d’ingresso per questo che si prefigura come uno dei più ambiti musei ebraici del Mezzogiorno, di straordinario interesse anche per chi ebreo non è, ma ama respirare storia a pieni polmoni.

Ma ecco, più nel dettaglio, i contenuti di Sant’Anna.

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Lapidi sepolcrali ebraiche

Appartengono all’antico cimitero ebraico la pietra tombale di Rabbi Adonyah figlio di  Baruch (d.1290) e dal cimitero del secolo XV provengono quelle dedicate: al ‘sapiente’ Rabbi Tanhum ben Mosè da Beaucaire (d.1450), noto traduttore e trascrittore di codici; alla ‘signora’ Bonafiglia ‘compagna’ di Giuda de Bonomo (d.1491); alla ‘giovane soave, tutta bella e perfetta’ Ricca figlia di Hayym (d.1450) ed alla ‘giovane’ Astruga figlia di Mastro Astruc (d.1491). Queste ultime due sono state donate al Museo dalla sig.ra Concetta Del Curatolo e della sig.ra Grazia Distaso.

Frammenti di una bibbia ebraica

Frammenti pergamenacei di una Bibbia in ebraico, con scrittura di tipo quadrata tedesca (ashkenazita), databile al XIII-XIV secolo riportanti il II libro delle Cronache e il Libro di Daniele.

I frammenti furono utilizzati per la rilegatura di una copia, in più volumi, della Biblia Sacra con il commento di Nicola da Lira, stampati a Venezia nel 1588 e venduti dal librario Federico Marotta di Trani nella prima metà dell'800. Non è da escludere che il libraio tranese –attivo nella prima metà dell’800-  abbia rilegato i volumi utilizzando i frammenti di pergamena ritrovati in loco e quindi risalenti alla comunità ebraica medioevale di Trani. Frammenti donati al Museo dal prof. Cesare Colafemmina.

Mezuzah

Fu rinvenuta durante la demolizione della 'casa del rabbino' che occupava l'attuale piazza Scolanova, difronte alla omonima sinagoga. Il tipo di scrittura, su pergamena, è databile al XII-XIII secolo. La mezuzah è un oggetto rituale ebraico e viene posta sullo stipite destro delle porte di casa. E’ formato da un contenitore –qui ricavato da una canna palustre- che racchiude una pergamena su cui sono scritti a mano le prime due parti dello Shema’ (‘Ascolta, Israele’) che costituisce la professione di fede ebraica nell’unicità di Dio. Prestito permanente al Museo dal prof. Norman Jaffe.

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La Chiesa di S. Anna, già antica sinagoga di “Scola Grande”, fu costruita nel 1247, come attesta un’iscrizione ritrovata nel tempio, poi fu trasformata in chiesa, intitolata ai  Santi Quirico e Giovita prima e a “Sant’Anna” poi, sorge su via La Giudea. Completamente isolata dagli edifici circostanti è stata molto rimaneggiata durante il periodo “cristiano”, conserva dell’originaria struttura l’apparato murario esterno, la cupola intradossata nel tamburo ottagonale e in facciata, al di sopra della porta secondaria, murata, un piccolo timpano a cuspide probabile coronamento dell’aròn che si doveva trovare all’interno.

Essa è Chiesa a tutti gli effetti, di proprietà dell’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, ed è consacrata. Il suo utilizzo ai fini culturali e museali è previsto dalla norma, che consente ai luoghi di culto usi diversi da quello del culto purché non indecorosi. La Chiesa di S. Anna è gestita dall’Eta Puglia, ente in regime di convenzione esclusiva con l’Arcidiocesi per la gestione dei beni culturali e museali.

Neliana Pansitta


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