Volley, serie B1 donne: l’Italia divisa in quattro gironi, cinquantadue società, 624 atlete, un numero non meglio precisato fra tecnici, dirigenti e tesserati, migliaia di tifosi complessivamente per ogni turno di campionato.
Ebbene, al termine delle gare del 14 e 15 novembre scorsi, il giudice unico federale, Massimo Pettinelli, ha chiuso il suo comunicato ufficiale così: «Nessun provvedimento disciplinare a carico di tesserati e sodalizi».
“Provvedimenti zero” è un fatto senza precedenti, una non notizia sportiva che automaticamente lo diventa giornalisticamente parlando. Ma vi è da dire che la pallavolo, anche dopo le peggiori giornate, vede i suoi comunicati disciplinari ridursi a non più di una paginetta. Invece basket e calcio, soprattutto il secondo, sfornano autentici faldoni.
Molti giustificano ciò affermando che la pallavolo, non prevedendo il contatto fisico fra le squadre in campo, inevitabilmente è uno sport che non fa surriscaldare gi animi. Ma è anche vero il contrario: nella pallavolo vige una “tolleranza zero” che, al primo soffio di vento, fa scattare pesanti provvedimenti a carico dei responsabili o delle società per responsabilità oggettiva.
È evidente, quindi, che in questo sport vi è una maturità di tutti i protagonisti, in campo e fuori del campo, che forse può ritrovarsi paradossalmente soltanto nello sport più fisico del mondo, il rugby, dove vigono regole non scritte che tutti rispettano con il massimo della lealtà.
Trani, in questa isola felice, è ancora più felice delle altre. L’Aquila azzurra non subisce multe e squalifiche da oltre due anni e, lo scorso anno, è stata l’unica società di B2 con zero provvedimenti a carico e zero euro di multe. Lo si deve alla serietà della società ed alla massima correttezza del pubblico, a partire dagli esemplari tifosi organizzati che seguono la squadra anche in trasferta. Cinque “Cucs” andranno a Marsala e si pagheranno l’albergo: questa è fede.
Eppure domenica scorsa si è rischiato: qualche spettatore, abituale frequentatore di partite di basket, ha urlato di tutto contro il primo arbitro dopo alcuna chiamate sicuramente sbagliate ma no tali da giustificare reazioni scomposte. Solo il pronto intervento di un dirigente dell’Aquila azzurra, visto dallo stesso arbitro, ha evitato il prolungarsi della caterva di insulti che sarebbe costata cara.
Nella giornata delle “zeru multe”, insomma, stava per pagare proprio l’Aquila azzurra per una imprevista contaminazione da sport rissoso. Bene come è andata, e che serva di monito in futuro.
