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«Gal Ponte Lama», i Verdi: «Per il momento sembra solo un affare di.. poltrone»

Nella serata del 9 dicembre 2009 la maggioranza di centrodestra ha approvato lo statuto della società mista pubblico-privata Gal “Ponte Lama”, che dovrà ricevere i fondi europei destinati alla valorizzazione delle risorse delle zone rurali. Il provvedimento è stato approvato con urgenza alcune ore prima della sottoscrizione dell’atto pubblico davanti al notaio fissato per il giorno successivo, il 10 dicembre.

Noi non abbiamo inteso condividere il provvedimento non intendendo legittimare uno statuto sociale che renderà farraginosa l’operatività del pur utile strumento.

Non contestiamo né le finalità né lo spirito dell’iniziativa, come ribadito in Consiglio. Infatti a gennaio avevamo votato favorevolmente l’adesione alla società stessa con l’auspicio, espresso anche dagli stessi colleghi della maggioranza, completamente all’oscuro del contenuto del provvedimento, di una maggiore trasparenza e condivisione dell’iniziativa.

Tuttavia nonostante siano passati ben 11 mesi l’amministrazione è stata capace di portare il provvedimento in Consiglio soltanto all’ultimo giorno utile. Quindi, anche se si trattava di un provvedimento che farà svolgere a Trani un ruolo di comparsa (sede e presidenza vanno alla città di Bisceglie, ad esempio), abbiamo condiviso l’iniziativa votando favorevolmente e augurandoci una ricaduta positiva sul territorio tranese.

Ma se abbiamo dato fiducia all’amministrazione in quella sede, non potevamo assumerci la responsabilità di approvare uno statuto sociale che contiene tante previsioni inopportune e che vedrà disperdere tante risorse per i compensi ai consiglieri di amministrazione, piuttosto che investirle sul territorio con progetti concreti.

Ci chiediamo infatti:

1) perché prevedere un consiglio di amministrazione elefantiaco composto da un minimo di 5 a un massimo di 11 membri?

2) perché prevedere oltre al rimborso delle spese anche un compenso e/o un eventuale gettone di presenza ai componenti del cda, se la società è senza scopo di lucro? Non bastava solo il rimborso delle spese?

3) perché prevedere addirittura, un’indennità di cessazione della carica per gli amministratori?

4) perché prevedere che il cda si possa radunare in tutta Italia e non solo nella sede sociale, con aggravio dei costi?

5) a cosa servono un comitato tecnico-scientifico composto da massimo 5 membri di “chiara fama” e un direttore?

6) perché non sono stati indicati in Consiglio comunale i componenti del Comune di Trani all’interno del cda?

I nostri emendamenti tesi a migliorare la struttura del provvedimento, e condivisi, a parole anche da alcuni componenti della maggioranza sono stati bocciati mentre due sono stati recepiti quale raccomandazione da parte dell’amministrazione. Ci auguriamo che le risorse che arriveranno sul territorio finiscano alle imprese agricole della nostra città, piuttosto che dispersi nei mille rivoli di una struttura societaria burocratizzata.

Speriamo che pagati i compensi e/o le indennità, rimanga qualche euro da investire seriamente per la nostra agricoltura. Vigileremo e daremo conto pubblicamente ai cittadini dell’evoluzione dell’affare.

 

 

 

Michele di Gregorio                                                         Francesco Laurora

capogruppo consiliare Verdi Trani                            consigliere Verdi di Trani

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