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Pilone-Di Filippo, sigilli a teatro

Resta solo da capire chi sia l’autore della commedia (la locandina non lo indica), perché, se vivente, gli avremmo fatto i complimenti per le trovate veramente geniali. Non meno meritevole, però, è ancora una volta la regia di Marco Pilone, bravissimo nel disporre nel migliore dei modi i suoi “soldati” in scena e nel dare progressivamente ritmo ad una commedia che, inizialmente un po’ lenta, alla fine corre che è una meraviglia.

Bravo il regista anche ad inventarsi una soluzione di emergenza nel corso della prima serata, quando uno degli attori principali, Paolo Tricarico, a causa di un malore, è dovuto uscire di scena fra primo e secondo atto: lì Pilone ha improvvisato Vincenzo, il suggeritore, al suo posto, ed il pubblico prima ha compreso, poi ha persino gradito. Bravi entrambi per il coraggio.

Bravo, molto bravo, a Giulio Di Filippo, attore pari al buon vino che, invecchiando, si fa sempre più pregiato. È lui, quasi da solo, a reggere perfettamente la commedia sulle spalle per buona parte della sua durata: con o quasi senza vestiti addosso, con la voce bassa o tuonante, Di Filippo è il sole del palcoscenico e, questa volta, gli altri diventano un po’ tutti a turno suoi satelliti. Non è un caso che sia lui, ripetendo all’infinito la battuta finale, a concludere fra gli applausi scroscianti la commedia. Insomma, bravi tutti, menzione particolare a Caterina Leuci, Sebastiano Curci ed al già citato Tricarico, ma strepitoso ci è parso Di Filippo. Sempre un piacere vedere in scena anche Enzo Cirillo, del quale nulla è mai scontato e ripetitivo. Ma chiedere ad un campano verace come lui di parlare in siciliano è troppo: nonostante lo sforzo, il suo accento napoletano trasudava da tutti i pori.

Questo è il nostro sommesso borsino finale di «Tutt a ‘ppost: u mùrt sté bùene», i due atti comici in dialetto tranese che la compagnia “Teatro Mimesis” ha regalato per Natale al pubblico dell’Impero, sempre numeroso ed entusiasta.

Storia ambientata anche questa volta nella contemporaneità tranese, in una di quelle realtà economiche che a Trani negli ultimi anni ha avuto un proficuo sviluppo, vale a dire il “Bed & breakfast”. «Abbiamo proviamo allora a raccontare in chiave comica – spiega Pilone - una storia inconsuetamente ambientata in un immaginario bed & breakfast del centro storico di Trani, tra quegli avventori che hanno scelto di soggiornarvi perché qui il soggiorno potrebbe essere più autentico e gradevole rispetto a quello trascorso in un comune albergo o hotel. Ma anche perché i clienti, oltre al risparmio economico, pensano di trovare calore, familiarità e tranquillità».

La realtà si scopre ben diversa e qui entrano in azione le trovate di scena di Pilone, che gioca sulle situazioni e, ancora meglio sulle parole. Il vocabolario della commedia non è mai scontato, i doppi sensi si sprecano, le battute giocate sulla mancata o travisata comprensione dei vocaboli diventano sale e pepe del lavoro. Qui si nota tutta l’eredità della recentissima “Forum”, l’allestimento in vernacolo di Pilone che più di ogni altro aveva visto il trionfo della parola sulle azioni.

E adesso restiamo in attesa della prossima, ma anche delle prossime iniziative in genere di Mimesis, giacché Pilone ha annunciato la prossima apertura di un nuovo punto di riferimento dell’associazione in cui si potrebbe realizzare qualcosa di carino. Restiamo in trepida attesa.

 


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