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Il Pdci risponde al Pdl: «Allora, vediamo davvero chi sprofonda...»

Fanno soltanto sorridere le elucubrazioni dei due neopolitologi tranesi del PDL, apparse sulla stampa di inizio 2010, con le quali sentenziano che a sprofondare a Trani, in Puglia e in Italia è il centrosinistra, mentre i più bravi, i soli che vogliono bene a Trani  e ai tranesi sono loro e i propri sodali del governo cittadino.

Leggendo la disamina che altro non è se non una  arrampicata sugli specchi, con autocelebrazioni a tutto spiano, autoreferenziali  (termine tanto caro al sindaco quando è a corto di argomenti per controbattere) quanto indebite attribuzioni di meriti (per tutti Palazzo Beltrani)   sostengono che i programmi sono stati mantenuti e che i disfattisti sono altri, ovvero le minoranze in cerca di visibilità. La punta massima del ridicolo la raggiungono quando il loro assunto diventa questo: “grazie alla nostra azione di governo  Trani ha conquistato il cuore di migliaia di visitatori (sic!), non conoscendo evidentemente gli scritti di Guido Malcangi “Trani nelle impressioni dei viaggiatori stranieri”, di Nicola Pàstina “Celebratori di Trani”, l’ “Inno a Trani” di Cesare Brandi e gli scritti del compianto concittadino prof. Giovanni Macchia. Certe volte un po’ di… cultura non guasta mai ed evita sproloqui!

Che a Trani tutto va bene lo vadano a dire ai cinquemila e passa disoccupati che, a differenza loro , questo Natale se lo ricorderanno non per le  manifestazioni effimere, costate peraltro decine e decine di migliaia di euro, ma per i ben più seri  motivi di sopravvivenza. Vadano pure, se  hanno fegato per farlo,  ad autocelebrarsi con i dipendenti della Franzoni verso i quali non hanno mosso un dito se non a parole, comportamento che hanno imparato alla lettera  dalla loro rappresentante in Parlamento.

A sprofondare, purtroppo  è Trani, come in Via Giovanni  Bovio dove anche un cieco si sarebbe accorto del cedimento della  strada,  tutt’altro che improvviso e imprevedibile.

A sprofondare, e non da oggi,  è l’economia tranese che va a rotoli con negozi e  imprese che chiudono continuamente, mentre l’economia pubblica non è da meno perché  in mano a gente che ha bivaccato per anni nei bar prima di ritrovarsi sulle poltrone che contano. Non a caso gli industriali del nord, sul finire degli anni novanta, subito dopo il lungo interregno della commissione prefettizia,   etichettarono l’allora classe  politica cittadina al governo, antesignana dell’attuale,  con un termine dispregiativo che più dispregiativo non si può.

Ci sono voluti due anni di denunzia da parte del PdCI, non per disfattismo, ma a fin di bene, cioè a tutela della salute pubblica,  prima che qualcuno della maggioranza (leggi Riserbato) si  accorgesse delle deiezioni canine.

E  non  sono state  certo “false argomentazioni” l’aver evidenziato per primi che il parcheggio  alle spalle della capitaneria di porto avrebbe oscurato una testimonianza federiciana, tant’è che poi, guarda caso,  è stata… scoperta porta Vassalla, come pure l’aver denunciato lo stato pietoso delle strade di Trani, lo sperpero di denaro pubblico a getto continuo come  il fallimentare rapporto con la Global Service (ammissione dello stesso sindaco!); la malsana proposta della beauty farm al Monastero (cadde la prima testa!); lo sgorbio della rastrelliera nei pressi della Cattedrale (cadde la seconda testa!), rimossa a furor di popolo; dei “cippi funerari” sul porto, anche questi  subito tolti  e ora, pare, riutilizzati come spartitraffico sul sagrato del santuario della Madonna di Fatima; delle palle di ferro in Piazza Quercia;  senza parlare  dell’appalto megagalattico da tre milioni e seicentomila euro per i T-Red (pare fortunatamente accantonato); delle “svendite” oggetto di attenzione da parte della magistratura, degli acquisti  a sei-sette zeri, non si sa bene a pro di chi o di che cosa, della situazione precaria e pericolosa della Casa di riposo “Vittorio Emanuele II”, della cessione di rami d’azienda, della nota vicenda “Sant’Antuono” e dell’oltraggio al centro storico con la chiusura dell’ “Angiporto Ognissanti” autorizzata non si sa da chi.

Stendiamo un velo pietoso, per ora, sulle future opere che il sindaco vuole fare prima del termine del suo mandato, teatro e parcheggi soprattutto. Si prospetta un ritorno agli scempi degli anni sessanta-settanta:  storia docet.

Non è certo merito del governo cittadino, invece,  se l’ospedale di Trani sta riacquistando una fisionomia degna della propria funzione . Queste  sì sono le cose che contano! Non i “presidi”culturali barzelletta (prima hanno permesso che si facesse man bassa di opere custodite in Biblioteca, e poi si son voluti ricreare la verginità  grazie alla generosità della moglie e del figlioi di quel grande artista che è stato Ivo Scaringi), come pure qualche recente concorso farsa.

In tempi non sospetti, ma non troppo,  un manifesto del PdCI titolava “A Trani c’è il PUG, tutto il resto non conta”. E così è stato. Fioriscono  palazzi, i soliti amici impinguano le loro tasche,  mentre la miseria aumenta. Ma il sindaco per combattere la piaga della disoccupazione,  si mette il cuore in pace con il manifesto “Fate lavorare i tranesi”, ma solo perché si era in campagna elettorale. E nel contempo, guarda caso, affida i lavori a cooperative e a ditte forestiere.

Ora anche   uomini di governo  (Troisi) ed ex (D’Ambrosio e Visibelli), tanto per fare qualche nome, hanno preso il…vezzo di sparare  a zero sull’amministrazione.  Falsi e disfattisti anche costoro?

A questo punto non resta che consigliare ai due sprovveduti neopolitologi la sana lettura  di una favola di Fedro. Quella di Giove che impose  agli uomini due bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena, quella carica dei vizi altrui davanti al petto. Non c’è bisogno di spiegarne la morale.

 

La Segreteria del PdCI di Trani

Segretario politico, Cosimo Nenna


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