L’ennesima discarica a cielo aperto questa volta non soltanto era sul mare ma, addirittura, sorgeva sull’area di un cantiere ormai abbandonato, vale a dire quello per la realizzazione del prolungamento della condotta sottomarina.
Insomma, ci risiamo. Era accaduto già per l’ex macello comunale, per la distilleria, adesso anche per l’area in cui i lavori sono fermi.
Alla fine siamo sempre lì, sulla litoranea di ponente che, a parole, tutti vogliono valorizzare ma che poi, nei fatti, diventa il luogo buono per scaricare di tutto, ignorando completamente la vicinissima isola ecologia dell’Amiu.
Denominatore comune, la totale assenza di vigilanza, anche se qui vi è da chiedersi a chi realmente spettasse, tanto è vero che l’amministrazione comunale ha aperto un contenzioso contro l’impresa esecutrice di quei lavori.
Fatto sta che, adesso, l’intero luogo è sequestrato. Si tratta di oltre 3000 metri quadrati di area demaniale adibita a discarica abusiva e ricolma di eternit, vernici, oli esausti, materiali dell’edilizia e di cantiere, pneumatici, tubi, scarti della lavorazione del marmo.
Questa era la scena che fino a ieri caratterizzava la spiaggia ubicata, lungo via Finanzieri, tra il depuratore cittadino ed un noto cantiere. Poi sono arrivati i sigilli della Capitaneria di porto. L’intervento dei militari, coordinati dal comandante di Barletta, tenente di vascello Giuseppe Stola, ha poi trovato la piena condivisione nel successivo provvedimento di convalida del sequestro disposto dalla Procura della Repubblica di Trani.
Oltre il sequestro dell’area e di quanto contenuto in essa, anche quello di due moli, presumibilmente abusivi, realizzati verso il mare con materiali di risulta fra copertoni, boe di plastica, materiale edile di scarto.
Al momento non vi sono indagati, ma il contenzioso in corso fra Comune ed impresa esecutrice della condotta potrebbe fare emergere presunte responsabilità omissive in merito alla mancata custodia del cantiere, della quale ignoti hanno approfittato per conferire rifiuti d’ogni tipo.