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È Quaresima, l'arcivescovo invoca giustizia e pienezza di carità

Oggi, Mercoledì delle ceneri, inizia la Quaresima. Si trasmette, di seguito, il testo integrale del messaggio di S.E. Mons. Giovan Battista Pichierri, Arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, inviato alla comunità diocesana in tale occasione.

  Giustizia e pienezza di carità

Carissimi ministri ordinati, religiosi/e, fedeli laici cristiani,

vi invito ad accogliere il messaggio del Santo Padre, che mi permetto di sintetizzare per una più facile lettura. Benedetto XVI si ispira all’espressione paolina: “La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo” (Rm 3, 22-23).

Il Papa ci aiuta a compiere con la ragione i seguenti passaggi alla luce della divina rivelazione su “giustizia e pienezza di carità”.

  1. Il Papa parte dalla nota espressione di Ulpiano: giustizia è “dare a ciascuno il suo – dare unicuique suum. Ma in che cosa consiste quel “suo”? Non è soltanto un bene materiale che ciascuno già possiede o può possedere, ma qualcosa di più intimo che può essergli accordato, cioè quell’amore che solo Dio può comunicargli avendolo creato a sua immagine e somiglianza. Sant’Agostino si esprime così: “la giustizia è la virtù che distribuisce a ciascuno il suo … non è giustizia dell’uomo quella che sottrae l’uomo al vero Dio” (De civitate Dei, XIX, 21).
  2. Dov’è la radice dell’ingiustizia? L’origine del male non è al di fuori dell’uomo, ma nel cuore umano, dove si trovano i germi di una misteriosa connivenza col male come dice il Sal 51, 7: “Ecco, nella colpa io sono nato, nel peccato mi ha concepito mia madre”. E’ l’egoismo, conseguenza della colpa originale.
  3. Come può l’uomo liberarsi dall’egoismo? Nella divina rivelazione, cioè nel rapporto tra Dio e Israele c’è la parola sedaqah che esprime due significati: accettazione piena della volontà di Dio ed equità nei confronti del prossimo (cfr. Es 20, 12-17). Per cui “il dare al povero, per l’israelita, non è altro che il contraccambio dovuto a Dio, che ha avuto pietà della miseria del suo popolo”. Il dono della Legge presuppone la fede nel Dio che per primo ha “ascoltato il lamento” del suo popolo ed è “sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto” (cfr. Es. 3, 8). “Per entrare nella giustizia è pertanto necessario uscire da quell’illusione di auto-sufficienza, da quello stato profondo di chiusura, che è l’origine stessa dell’ingiustizia”.
  4. E’ Gesù Cristo la giustizia di Dio. Gesù Cristo ha pagato per noi il prezzo del riscatto, un prezzo davvero esorbitante. “Di fronte alla giustizia della Croce l’uomo si può liberare perché essa mette in evidenza che l’uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo: uscire dall’illusione dell’autosufficienza per scoprire e accettare la propria indigenza – indigenza degli altri e di Dio, esigenza del suo perdono e della sua amicizia. Questo esige aver fede, cioè accettare e fidarsi di Dio. Per questo “occorre umiltà di aver bisogno che un Altro mi liberi del “mio”, per darmi gratuitamente il “suo”. Ciò avviene particolarmente nei sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Grazie all’azione di Cristo, noi possiamo entrare nella giustizia “più grande”, che è quella dell’amore (cfr. Rm 13, 8-10), la giustizia di chi si sente in ogni caso sempre più debitore che creditore, perché ha ricevuto più di quanto si possa aspettare”.

“Proprio forte di questa esperienza, il cristiano è spinto a contribuire a formare società giuste, dove tutti ricevono il necessario per vivere secondo la propria dignità di uomini e dove la giustizia è vivificata dall’amore”.

Carissimi, nella nostra Chiesa diocesana siamo impegnati nella “Missione parrocchiale”. In quest’anno di preparazione rendiamoci attenti gli uni verso gli altri, guardiamo in particolare le necessità e le povertà del territorio su cui sono poste le 65 parrocchie. Ascoltiamo il “grido dei poveri” e andiamo incontro con “amore gratuito”. Il perdono e la grazia che riceviamo dal Padre attraverso il Figlio nei sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia, riversiamoli nel prossimo. A questo ci educa Gesù nella preghiera che ci ha insegnato e consegnato: “Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (Mt 6, 12).

Guardiamo anche ai fratelli e sorelle lontani. Sono tante le necessità concrete: terremotati di Haiti, la nuova realtà parrocchiale di Pacos in Pinheiro, dove don Mario Pellegrino è stato trasferito, ed altro. D’ora in poi non parleremo più della “Missione di S. Helèna”, ma della “Missione di Pacos”, la cui giornata diocesana di sensibilizzazione rimane sempre la 3a domenica di quaresima, il 7 marzo p.v.. Quanto è stato vissuto e realizzato nella “Missione di S. Helèna”, lo troveremo scritto nel libro della dottoressa Claudia Tupputi: “All’ombra della foresta, un popolo che rinasce – Celebrare 15 anni”.

In particolare, vi chiedo di finalizzare la “Quaresima di Carità” sostenendo il progetto che ci ha presentato il Vescovo dom Riccardo di Pinheiro insieme con don Mario.

Vi auguro un buon cammino quaresimale nella prospettiva della Pasqua 2010, e vi benedico.

Trani, 17 febbraio 2010,  Mercoledì delle ceneri

+ Giovan Battista Pichierri - arcivescovo 


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