Polemiche a scoppio ritardato in città in seguito all’attivazione, da questo lunedì, della direzione provinciale dell’Agenzia delle entrate a Barletta. A prima vista, saremmo in presenza di un clamoroso quanto ingiustificato scippo, e forse qualche motivo per condividere queste accuse vi sarebbe.
Ma il vero problema è che questa non è una notizia che giunge all’improvviso, perché in realtà già nota dallo scorso primo dicembre, quando l’amministrazione finanziaria dello Stato, scongiurando il rischio di un declassamento, aveva previsto la direzione provinciale delle entrate anche nella Bat, così come era già accaduto nelle nuove province di Monza e Fermo. L’istituzione della direzione provinciale delle Entrate a Barletta, per la cronaca, era stata salutata con grande soddisfazione dai sindacati, Flp e Cgil in testa.
La nuova Direzione provinciale delle entrate avrà sede negli stabili attualmente occupati dagli uffici locali di Barletta e Trani, che dal 22 febbraio prossimo cesseranno di essere tali ed assurgeranno al ruolo di uffici territoriali. Sede centrale sarà quella di Barletta, che ospiterà direttore provinciale, area di staff, ufficio controlli ed ufficio territoriale.
Trani sarà esclusivamente ufficio territoriale. L’organico previsto è composto di 166 dipendenti, che inizialmente saranno divisi confermando l’attuale ripartizione, vale a dire 98 a Barletta e 68 a Trani. Con l’istituzione della direzione provinciale, tuttavia, vi sarà in seguito un’ampia migrazione di personale da Trani (dove resteranno in 32) a Barletta, dove il numero degli addetti salirà a 134. Questo nell’esigenza di istituire soprattutto una nutrita area di accertamento, formata da ben 66 unità, ed una legale di 15. Così facendo, i veri e propri uffici territoriali passano a 42 unità, per Barletta, e, appunto, 32 per Trani. In compenso, venendo meno i paventati trasferimenti a Bari, a nessun dipendente uscirà dalla nuova provincia.
