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Quei vuoti sorrisi sul muro del pianto

È oramai una costante delle campagne elettorali, nostrane e non. Prima che vengano distribuiti gli spazi sui muri predisposti, sulle lamiere e si pannelli, scattano le ronde del manifesto selvaggio.

Due tre macchine cariche di professionisti dell'attacchinaggio, armati di colla, manifesti elettorali e temibili mazze di scopa. Nessun muro papabile sfugge all'occhio clinico dei militanti attacchini. Loro già li conoscono, fermano le vetture a pochi metri di distanza dal possibile obbiettivo e lo coprono, completamente. Poi, durante la campagna elettorale vera e propria, calma apparente per un po'. Ci si limita al necessario, al consentito. Solo qualche settimana, giusto per evitare di essere taggati dalla questura come abusivi, prima del gran finale a poche ore delle aperture dei seggi quando le ronde e la storia si ripetono. Un copione fisso che viene messo in scena ogni anno. Uno spettacolo da Grand Guignol per chi ha la possibilità di vederli dal vivo. 

La calma piatta di questo inizio di campagna elettorale ha fatto in modo che qualcuno dei pochi candidati certi, stampati i manifesti, abbia deciso di far tappezzare tutti i muri disponibili tra quelli su cui solitamente vengono distribuiti gli spazi elettorali. Ma, avrà pensato qualcuno, perché fermarsi a quelli? Di manifesti ce n'è sempre in abbondanza, di spazi pure, di attacchini agguerriti se ne possono trovare a iosa e quini perchè non fare le cose in grande stile? Perché non osare? E allora si va oltre i muri, si attacca ovunque, seguendo la linea delle lamiere e dei tufi fino a dove è possibile attaccare. E oltre.

Una prova di forza e di arroganza, una volontà di marcare il territorio, la necessità di far conoscere il proprio nome che altrimenti sarebbe ai più ignoto, un modo come un altro per ovviare alla mancanza di proposte politiche serie e condivisibili. Le ipotesi si sprecano. Ad elencarle non siamo noi ma i comunicati che in questi giorni arrivano in redazione dalle più svariate associazioni cittadine, dai partiti, da privati cittadini indignati per certi comportamenti.

La legge non è propriamente dalla loro parte, ma in questi giorni in parlamento è in via d'approvazione il famoso "decreto milleproroghe" che consentirà, tra le altre cose, di rinviare alla fine di maggio la sanatoria che consente a chi affigge abusivamente manifesti elettorali di assolvere i propri debiti nei confronti della legge con una multa di soli mille euro. In media un quinto del costo di una discreta campagna elettorale. Un prezzo tuttosommato abordabile se si considerano gli interessi in gioco. Questo però non dovrebbe far distogliere lo sguardo dal prezzo che la città paga in termini di decoro. Diciamocelo, per quanto i volti dei candidati appaiano belli, sorridenti, lindi e pinti, non è detto che debbano fare necessariamente pendant con l'estetica cittadina.

Ci chiediamo se alla fine questa strategia paghi, se il fine giustifica i mezzi. Certi partiti godono già di ampi suffragi ad ogni tornata elettorale e sarebbe davvero eccessivo pensare che è merito di queste opinabili strategie comunicative il loro successo. Forse contribuisce in qualche misura. Forse è addirittura controproducente e, a sentire il mormorio dei passanti di via Istria o di piazza XX Settembre, questa pare qualcosa di più che un'ipotesi ingiustificata.

 

 


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