La ricicleria di Trani è stata realizzata con un finanziamento del Commissario delegato per l’emergenza rifiuti e con fondi della Cassa depositi e prestiti. Costato 3 milioni e mezzo, l’impianto, progettato dall’ingegner Michele Zecchillo, direttore dell’Amiu, è stato realizzato in dieci anni dalla Monticava strade.
Il progetto e relativo finanziamento risalgono all’ormai lontano 1998, sindaco Giancarlo Tamborrino, presidente Amiu Ignazio Cocola. La posa della prima pietra avvenne due anni dopo, l’8 aprile 2000, per mano dell’allora prefetto e commissario delegato per l’emergenza rifiuti, Giuseppe Mazzitello, primo cittadino Carlo Avantario e presidente dell’azienda Riccardo Gagliardi. L’inaugurazione è avvenuta sotto l’egida del sindaco e presidente dell’Amiu in carica, rispettivamente Pinuccio Tarantini e Franco Sotero.
La ricicleria riceve il rifiuto tal quale, lo separa e lo vaglia creando le frazione secca, umida e ferrosa. L’impianto sarà modificato quando sarà pronto a sua quello di biostabilizzazione, in attesa di finanziamento.
La ricicleria è un impianto di trito-vagliatura dei rifiuti in grado di accogliere a monte il tal quale, separare il secco dall’umido e destinare alla discarica (quando saranno presenti tutti gli altri impianti previsti) solo una parte residuale del volume, non più del 4 per cento della quantità iniziale, consistente in rifiuti assolutamente inerti.
Più tecnicamente parlando, la ricicleria consiste in una linea di selezione in grado di vagliare 250 tonnellate di rifiuti in appena 5 ore. L'intero quantitativo di rsu appena scaricato dal camion passa inizialmente attraverso un trituratore e viene quindi trasferito ad un deferizzatore. Questa componente dell'impianto, come suggerisce la parola stessa, separa il ferro dal resto dei rifiuti immessi nella linea. Il ferro isolato passa in una pressa che lo rende disponibile per il riutilizzo: la quantità è stimabile in circa il 2 per cento del totale di rsu immesso nel ciclo.
Il restante 98 per cento dei rifiuti, nel frattempo, giunge ad un vaglio a dischi che rappresenta il vero "cuore" dell'impianto: è qui, infatti, che si procede alla separazione tra la componente secca del rifiuto e quella umida. La frazione secca, quantificabile nel 61 per cento, una volta recuperata prenderà anch'essa strade alternative rispetto alla discarica: dovrà essere conferita ad n impianto di produzione di cdr e da qui ai termovalorizzatori, anche se per il momento non è dato conoscere esattamente quali.
La frazione umida, per altro verso, giunge al cosiddetto separatore al rimbalzo che la compatta in una quantità stimabile in circa il 33 per del rifiuto immesso in linea. La parte umida dovrà a sua volta essere biostabilizzata prima di essere a sua volta inviata ad un impianto di compostaggio. Anche in questo caso i due impianti mancano.
L'intera ricicleria è controllata da un accurato sistema informatico che fa riferimento ad un sofisticato computer centrale in grado di gestire tutte le operazioni e segnalare subito eventuali anomalie bloccando immediatamente la linea. È perfettamente in regola con la normativa in tema
di sicurezza e prevenzione sui luoghi di lavoro e presenta due significative strutture che assicureranno la salubrità del clima all'interno dell'impianto: un biofiltro per la depurazione dell'aria; canalette perimetrali per la captazione delle acque di lavaggio dei pavimenti. L'intera struttura comporta impatto ambientale zero, essendo stata realizzata nell'area attigua alla discarica in esercizio in contrada Puro Vecchio.
L’entrata in funzione della ricicleria comporterà un aumento dei costi di conferimento a carico dei comuni interessati. Oggi pagano 40 euro per tonnellata, ma, dovendo pagarsi la trito-vagliatura a parte, il costo finirà per aggirarsi intorno ai 50 euro per tonnellata. Il costo suppletivo di dieci euro sarà per il momento a carico dell’azienda e, quindi, della collettività tranese. L’Amiu è in attesa della relativa deliberazione da parte dell’Ato.